TESTO E FOTO DI

Carlo Maria Milazzo

Le farfalle di Nara



Una classe quinta elementare di Kyoto va in gita a Nara, antica capitale del Giappone. I 45 km di distanza vengono divorati col treno proiettile (shinkansen), un lombrico supersonico col muso schiacciato di Mushu (il draghetto amico di Mulan). Gli scolari, una ventina, sono ragazzetti di 11 o 12 anni. Le fanciulle indossano divise con casacca blu da marinaio, scollo a V e solino (il rettangolo di stoffa che poggia sulle spalle, tipico anche dell'abito di Sailor Moon). Gonne grigie arrivano alle ginocchia, calzettoni blu si aggrappano ai polpacci sottili, fazzolettoni bianchi proteggono le gole. I ragazzi portano giacche squadrate chiuse da tre bottoni dorati. Tutti hanno capelli neri e lisci.

Dalla stazione di Nara un autobus giallo-Picachu trasporta gli studenti al Todai-ji, Tempio buddhista fondato dall'imperatore Shomu per celebrare la nascita di un figlio e, come scrive Fosco Maraini, per esorcizzare con le preghiere la diffusione del vaiolo. L'insegnante-accompagnatore varca per primo l'ingresso della Grande Porta Meridionale, un colonnato sovrastato da due tetti che sembrano mante fluttuanti. L'insegnante, alto un metro e un bonsai, ha un maglioncino rosso fiammante, facilmente individuabile dagli alunni. Si chiama Takuma e la sua pelle ha il colore risultante da un frullato di ramarro e canarino. Ha un sorriso da poterci imbucare una lettera e tanti di quei capelli che per asciugarli ci vorrebbero due giorni di scirocco.

Oltre la Porta si allarga un vasto parco verde. Vi ciondolano 1200 cervi che non sono lì per un flash mob contro il bracconaggio: sono stanziali fin dalla costruzione del Tempio, quando gli shintoisti li ritengono sacri messaggeri degli dei. Nonostante siano di taglia ridotta sono proprio cervi e non daini, come potrebbe sostenere qualche visitatore di Bosco Mesola.

Takuma e ragazzi girano intorno alla lanterna bronzea finemente scolpita, posta davanti al padiglione principale. Quest'ultimo è la Sala del grande Buddha (Daibutsuden), il più grande edificio in legno del mondo. Alto 50 metri, largo 57 e profondo 50, alla sua strutturazione lavorarono nel 745 due milioni e mezzo di persone. Alla facciata in calce bianca e legno sono sovrapposti due tetti, uno più alto e uno più basso, morbidi come tovaglie scure che stiano per planare sui tavoli.

All'interno giganteggia il grande Buddha Vairocana, statua di bronzo di 15 metri. Il Buddha non ha nulla della sua tradizionale pinguedine: niente ginecomastia, niente pancia che pare aver fagocitato un sidecar, niente guance paffute. Il tronco è liscio e vigoroso, le spalle larghe da nuotatore, le gote ripide, la bocca inespressiva. I capelli paiono quelli di un rasta passato sotto un tosaerba: centinaia di biglie di bronzo formano un'acconciatura corta e ricciuta.

Il Buddha è seduto nella posizione del loto, su 56 petali di loto. Solleva la mano destra come a invitare: “Dammi il cinque”. L'altra mano è appoggiata sulla coscia col palmo in su. La testa è contornata da un'aureola splendente, tutta composta di miniBuddha scolpiti in foglia d'oro.

La statuta viene ufficialmente consacrata nel 752, “aprendole” gli occhi. Un sacerdote indiano issato su una piattaforma colora le cornee con una pennellessa. Gocce bluastre cadono a punteggiare gli abiti dell'imperatore, dei dignitari e dei monaci radunati per la cerimonia.

Takuma e gli alunni gurdano lungamente il Buddha col naso all'insù. Il profumo dell'incenso li avvolge e li ipnotizza. Il raggio di sole che entra da una vetrata potrebbe segnalare un'illuminazione.

 

Recita un haiku di Kobayashi Issa: “Mondo di sofferenza:/eppure i ciliegi/sono in fiore”. Nel parco del Todai-ij i ciliegi sono fioriti, nuvole rosa impigliate tra rami ritorti. Davanti a un ciliegio sovraccarico di petali l'insegnante dà ad ogni scolaro 200 yen e suggerisce: -Andate a comprare crackers di riso per i cervi- Aggiunge: -Mentre sfamate gli animali, pensate a una domanda da rivolgere a un Maestro da cui vi condurrò tra mezz'ora. Il tema della domanda deve riguardare la farfalla-

Dopo trenta minuti spaccati gli studentelli sono in fila per due innanzi al Maestro, assiso a gambe incrociate tra due ciliegi che sembrano guardie del corpo vestite da Hello Kitty. Il Maestro ha un'ottantina d'anni, cranio rasato, occhi allungati come sardine, naso imponente, bocca che pare in procinto di mandare un bacio. La sua tunica color nespola è lucente di seta e abbellita da un colletto di broccato.

Due ragazzi si avvicinano al Maestro. Uno dice:

-Ieri ho preso una farfalla bianca. Le ho strappato le ali. Mi è rimasto un peperoncino. Ho fatto bene?-

Risponde il Maestro:

-Hai fatto bene. Il peperoncino è immobile e trova in sé un gusto forte e particolare-

L'altro ragazzo dice:

-Io avrei preso il peperoncino, gli avrei messo ali bianche e avrei ottenuto una farfalla. Avrei fatto bene?-

Risponde il Maestro:

-Avresti fatto bene. Produrre bellezza è sempre lodevole-

Una ragazza coi codini cattura con le mani una farfalla celeste. Si mette d'accordo con la sua amichetta, anche lei coi codini: -Tu chiederai al Maestro se la farfalla che tengo prigioniera è viva o morta- E precisa: -Se lui dice viva, io la schiaccio tra i palmi. Se invece lui dice morta, io la faccio volare via-

La seconda ragazza pone il quesito:

-La farfalla tra le mani della mia amica è viva o morta?-

Risponde il Maestro:

-Vita o morte dipendono solo dalla tua amica-

Sono quindi un fanciullo e una fanciulla ad approssimarsi al Maestro. Il maschietto dice:

-Ho provato ad acchiappare una farfalla gialla, ma lei si è spostata rapidamente da un filo d'erba a una corolla a un sasso. Avrei dovuto essere più veloce?-

Risponde il Maestro:

-In questo mondo anche la vita della farfalla è frenetica-

La ragazzina dice:

-Come può una fragilissima farfalla agire in maniera instancabile?-

Risponde il Maestro:

-Il corpo della farfalla è esile, ma attraversa ballando la tempesta-

Una folata improvvisa di vento stacca dai ciliegi alcuni fiori, che si librano subito come cento farfalle rosate.

 

Togliere o aggiungere? Questo è il problema.

Intensificare il ritmo o abbassarlo? Questo è il dilemma.

Aspirare o non ambire? Questa è l'antinomia.

Desiderare o non desiderare? Desiderare secondo l'etimologia latina de-sidera e proiettarsi pertanto intorno alle stelle? O non desiderare secondo i dettami di vari Buddha e tendere al distacco.

Avere una funzione per non essere de-funto o ritenersi una piccola pedina della Natura?

Essere titani protagonisti? O, come afferma Yoko Ono, relegarsi a outsider per avere una visione esterna dei fatti?

Meditare nel senso occidentale di ordire? O meditare nel senso orientale di spegnere il pensiero e fare entrare luce divina?

Pianificare o essere pianificati? Definire o essere definiti? Fare filosofia o non dare indicazioni? Sfarfallare o insaporirsi?

 

Usciti dal Tempio Todai-ij, l'insegnante-accompagnatore fa sedere gli scolari su un muretto.

Dal suo piccolo zaino Takuma tira fuori una rivoltella, monocanna e dall'impugnatura di giada verde.

-Che cos'è questa?- chiede ai ragazzi.

-Una pistola a tamburo- risponde l'alunno più sveglio.

Takuma punta l'arma al cielo e dice:

-Con questa pistola, qualche anno fa, ho ucciso un Maestro-

Gli scolari non sembrano meravigliati, ma il più sveglio chiede:

-Onorevole Takuma, perché l'ha fatto?-

Risponde Takuma:

-Se incontri il Buddha ammazzalo. Un grande Maestro può farti innamorare e limitare la tua illuminazione- E aggiunge: -Un Maestro diventa sempre pericoloso-

 

 

 


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