TESTO DI

Mirella Golinelli

Malagodi maestro centese



La musica coristica ed operistica italiana deve molto ad un personaggio poco conosciuto: il centese Aldo Malagodi, la cui conoscenza ora si amplia grazie al prof. Gianluca Amaroli, suo nipote, il quale, con grande disponibilità, mi ha consegnato la documentazione personale, del nonno.

Il maestro Malagodi, nacque a Cento il 3 dicembre 1883. Egli dedicò tutta la sua vita alla musica ed all'insegnamento di essa. Sui quotidiani, firmava lezioni di Storia della Musica, nelle quali con un linguaggio semplice rendeva comprensibile questa difficile arte. Il Maestro, a chi gli domandava quale fosse stata la scintilla che aveva scatenato in lui, la passione per le 7 note, rispondeva: “forse... mi venne voglia di studiare la musica, ascoltando il suono dei mandolini con cui i giovani della natìa Cento, facevano le serenate alle fanciulle”. Aldo era figlio di Cesare Malagodi e Clelia Cuccoli. Cesare aveva un fratello, Olindo, dal quale discende Giovanni, politico italiano del P.L.I., al quale la città di Cento ha dedicato una via. Il fratello di Clelia, fu il famoso violoncellista Arturo Cuccoli, il quale partecipò alla prima rappresentazione di “Tosca” al Teatro Costanzi di Roma nel 1900.

Aldo, bambino prodigio, venne iscritto al Conservatorio di Bologna, dal padre all'età di 15 anni. In effetti già a 6 aveva espresso qualità non comuni di apprendimento. Amò inizialmente il mandolino che imparò a suonare sotto la guida d' un certo Tassinari barbiere-musicista. La passione incontenibile che cresceva nel giovane Aldo, lo induceva, per non mancare mai ad una lezione, a compiere 37 km a piedi per raggiungere il Conservatorio: tanta era la distanza tra Cento e Bologna!

Diplomatosi in pianoforte, violino, mandolino, coro, banda, composizione e direzione d'orchestra, prima di terminare gli studi, si esibì nella sua città natale, riscuotendo grande favore di pubblico, come direttore d'orchestra del Teatro ancora nominato “Majocchi” (poi nel 1830, verrà acquistato dal Comune) in una stagione lirico-teatrale che comprendeva opere come: “Mignon” di Thomas, la “Traviata” di Verdi, il “Mefistofele” di Boito e “Madama Butterfly” di Puccini.
Aldo, non dimenticò mai i suoi compagni di scuola Francesco Malipiero, Alceo Tomi ed Ottorino Respighi ma, soprattutto, gli insegnamenti acquisiti formandosi con musicisti del calibro di Mugellini ed Ivaldi, i quali mantennero la “tecnica pianistica classica”, tralasciando quindi quella tedesca sostenuta da Furtwangler. Studiò inoltre organo con don Lorenzo Perosi, famoso musicista che, seguì a San Remo, per dirigerne i cori dell'oratorio “Dies Iste” Nonostante alla vigilia delle rappresentazioni si trovasse ad avere a disposizione un numero inferiore di voci, rispetto a quello richiesto. Il successo fu generale e ricevette complimenti dallo stesso Perosi che gli disse: “avevi ragione: poca brigata, vita beata”.

A 27 anni nel 1915, incominciando a girare l'Italia, Aldo fu scritturato al Regio di Torino, per istruire i cori del ciclo operistico, nel quale era compresa anche la prima italiana dell'opera “Fanciulla del West”. Il maestro Guy avrebbe dovuto dirigere e Giacomo Puccini, il compositore doveva assistere, quando montò su tutte le furie, perché, durante le prove, non aveva visto il direttore del coro. Al che Aldo, presentatosi al celeberrimo maestro, si sentì rispondere che per il suo viso fanciullesco, l'aveva confuso con un corista!

Oltre al Regio di Torino, Malagodi lavorò al Teatro Verdi di Padova, dove diresse “Parsifal” di Wagner; fu a Bologna ed all'estero, soprattutto in Portogallo, dove un'impegnativa tournée l'occupava con 2 spettacoli giornalieri. Tra un concerto ed un'opera, Aldo, affiancò e sostituì direttori come: De Sabata, Toscanini e Campi, ma, si dedicò in special modo alla direzione del repertorio sinfonico, nel quale spiccava spesso Beethoven, da lui considerato, il più grande musicista di tutti i tempi.

Aldo scrisse una biografia su Rossini, compose liriche per canto e pianoforte prediligendo le voci di soprano e tenore e, sinfonie per orchestra. Ritornato tra le brume ferraresi, conobbe e sposò una concittadina, Irma Ferrari, la quale cantava come corista - mezzosoprano, nella Corale Vittore Veneziani. Irma, oltre ad aver collaborato come corista alla Fenice di Venezia, al Carlo Felice di Genova, alla Scala ed al Petruzzelli, fu anche una grande “Annina” alla Fenice, nella “Traviata” diretta da Aldo.

Dal loro matrimonio nacquero 3 figlie: Clelia nel 1924 a Cremona che ebbe una bimba; Elisa Benita (Isotta) poetessa a Bologna, ebbe 2 figli maschi Gian Luca e Gian Pietro; e Maria Luisa (Marisa) nata a Milano, ebbe 1 femmina Antonella e, 2 maschi Andrea e Riccardo.

L'Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Ferrara, nel 1933 offrì a Malagodi un posto d'insegnante di musica, presso l'Istituto Magistrale Carducci ma, non avendo l'abilitazione all'insegnamento, egli dovette recarsi a Roma, per sostenere l'esame, per l'assunzione al ruolo. Fu un altro impareggiabile successo. Arrivò primo, sbaragliando 480 musicisti, giunti da tutta Italia per 28 cattedre disponibili.

La sua attività artistica, nonostante dopo il matrimonio avesse voluto rimanere in tranquillità nella sua Ferrara, non si limitò mai al solo insegnamento all'Istituto Magistrale. Egli, infatti, partecipò con il coro del “Carducci”, ai concorsi indetti dal Ministero della Pubblica Istruzione, riportando sempre entusiasmanti soddisfazioni sia personali che organizzative, in quanto era anche un moderno manager. Estremamente competente, Aldo, ordinario di musica e canto, raccolse e pubblicò un’Antologia Corale – 50 brani con accompagnamento del pianoforte”, dove i versi sono della figlia Isotta ed alcune musiche del maestro A. Calessi. Forgiò con passione allievi che condusse a risultati inaspettati e, per questo, vogliamo ricordare i nostri: Franco Artioli e Luisa Malagrida, che si esibirono al Comunale di Trieste, al San Carlo di Napoli ed in tutti i maggiori templi mondiali della lirica, non tralasciando Angelo Mercuriali. Nel 1945 la Malagrida ed Artioli debuttarono, istruiti da Aldo, al Teatro Verdi, per la commemorazione mascagnana, in “Amico Fritz”, rappresentato dopo “Cavalleria Rusticana”. In queste serate, la prova dei 2 giovani, rivelò un'ottima scuola vocale e scenica. Il trionfo di quelle recite è ancora vivo nelle cronache del tempo, dove l'orchestra dovette “bissare” l'intermezzo!

Vennero chiamati al terzo ed ultimo atto ben nove volte ed il prof. Bruto Michelini, insegnante presso l'allora liceo musicale “Frescobaldi”, ottenne numerosi e scroscianti applausi nell'a solo, mentre l'orchestra dovette riconcedersi, nell'eseguire a sostegno del coro, l”Inno al Sole” dall'Iris di Mascagni. Il maestro Aldo diresse anche la “Società Orfeonica”, la quale celebrò il primo cinquantenario della fondazione nel 1920, riportando successi ininterrotti insieme a Vittore Veneziani, Giulio Setti del Metropolitan di NewYork, il Fornasari, Achille Abbati ed il primo presidente della corale (che contava 80 elementi), maestro Antonio Mazzolani, caposcuola del Canto Corale. La Società Orfeonica, prese parte a Torino, nel 1911, al Concorso Internazionale di Musica, istituito per il 50° anniversario dell'Unità d'Italia. In quest'occasione il Maestro Malagodi, ottenne la “Palma d'argento dorata”. Nel 1912 diresse “Mefistofele” e, nel '14 istruì i cori di “Rigoletto” e “Madama Butterfly” ma sopravvenne la guerra ed il maestro stette 3 anni fuori dalle scene.

Ricominciò ad Oporto e Lisbona, vicino a Tullio Serafin ed a Piero Fabbroni, dirigendo 20 opere ed ottenne un tale successo che, il maestro Serafin, lo spronò a dedicarsi all'arte direttoriale. Dopo la guerra, diresse ancora i cori di “Butterfly” e “Mignon”, sostituendo il direttore ufficiale Fabbroni, nelle ultime 3 recite ed in “Gioconda”. Il caro e mite maestro spartitista, con il quale studiò pure Renata Tebaldi, compose canti popolari ad una o più voci, sonate per violino e pianoforte, quintetti per archi, sinfonico, duetti e serenate. Fu inoltre giornalista, poeta e scrittore. Proprio a Cento, sua città natale, tenne il suo ultimo concerto, organizzato dai Lions Club nella sala Comunale. Aveva 86 anni, ma, la freschezza mentale e la vivacità d'un fanciullo.

Si era riproposto di comporre un opera per la sua Cento che lo aveva visto trionfare nelle stagioni 1907, 1908, 1909, nelle direzione dei cori del “Trovatore”, del “Faust” di Gounod e della “Wally”di Catalani e, nel 1912, come direttore d'orchestra del suo primo “Mefistofele” di Boito, sostituendo il maestro Vittorio Landini, il quale, scendendo dal palcoscenico, al di là del boccascena, si era infortunato, inciampando. Purtroppo il 18 agosto 1974, al Lido degli Estensi di Comacchio, di fronte al mare che tanto amava, chiudeva gli occhi al mondo, questo esimio centese, proprio mentre, ispirato, completava l'opera lirica “Idillio”, per suo desiderio dedicata a tutti quelli che lo avevano seguito come musicista e padre di vita. E' sepolto nella Certosa Monumentale di Ferrara.

 

 


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