Io ungherese diventato pescatore a Goro



“In Ungheria facevo il camionista giravo tutti i paesi dell’est fino a Mosca ma i miei pensieri correvano sempre a ovest”. Inizia così a raccontare la sua storia Laszlo Boda, 34 anni, di Nyíregyháza capoluogo della provincia di Szabolcs-Szatmár-Bereg nell'Ungheria nord-orientale, 100mila abitanti.

A 16 anni trova lavoro in una officina della ‘Bosch’. E’ felice. Lavorare nei motori è stata la sua passione fin da bambino, purtroppo non era pagato abbastanza per potersi mantenere. Tornare a casa la sera proprio non gli piaceva, la sua era una famiglia disastrata.

“Nel camion ho trovato tutto quello che mi serviva cuccetta compresa – continua Laszlo –, non solo, Anita la mia ragazza faceva molti viaggi con me. L’avevo conosciuta in una manifattura per la lavorazione della frutta. La storia sembrava non funzionare ma poi, una domenica sera mentre passeggiavamo chiacchierando nel centro di Nyíregyháza, il carillon della chiesa luterana inizia suonare e io senza accorgermene le prendo la mano. Anita la stringe”.

Laszlo guidava 24 ore di seguito bevendo solo caffè. Il problema non era il lavoro ma le tante pattuglie di poliziotti che lo fermavano pretendendo il pizzo. La volta che rifiutò lo caricarono di botte lasciandolo mezzo morto a terra. “Qualunque posto ma via da qui”, continuava a ripetere. Va persino a Marsiglia per arruolarsi nella legione straniera, ma al momento di firmare ci ripensa. E’ convinto che la vita regala sempre qualcosa, basta aspettare e saperla prendere.

Finalmente l’occasione: “Circo italiano cerca assistenti”, legge su un giornale durante una sosta per il decimo caffè. “Sapevo che l’Ovest mi avrebbe chiamato”.

 

Il circo lo trova una sera in un paese della Lombardia. Arriva mentre nella grande tenda colorata, circondata da roulotte, si muovevano, applauditi dal pubblico, clown, animali, trapezisti. Era l’ultimo spettacolo della settimana. Spente le luci subito a smontare il tendone, caricarlo sui camion, raggiungere un altro paese e rimontarlo per lo spettacolo della sera successiva. Tutto il lavoro in silenzio, solo gesti. Nessuno parla italiano. I lavoratori del circo sono indiani, turchi, rumeni, slavi, cechi, slovacchi, slavi. “Quale italiano– sorride Laszlo - sarebbe disposto a lavorare 20 ore al giorno senza un giorno di festa, per quattro soldi, dormendo in un camion dove sono state ricavate cinque celle da due metri? Con il mio arrivo tutti gli argani cominciano a funzionare, non cigola più niente e i camion non lasciano a piedi più nessuno. Imparo tutti i mestieri e l’italiano del circo: “Signori e signori buona sera, tra poco assisterete allo spettacolo più bello del mondo che i nostri artisti hanno preparato per voi. Ecco Laila la nostra bellissima trapezista  che vi lascerà con il fiato sospeso”. Ogni volta che lanciavo il cono di luce su Laila vedevo la mia bellissima Anita.

Allora le spedisco una lettera: “Mi manchi molto” scrivo e le chiedo di raggiungermi. Per lei avevo trovato il posto di cassiera e barista nel circo”. Ricorda bene quella lettera Anita: “L’aspettavo. Non riuscivo più a vivere senza Lazslo. Avevo paura di perderlo. Senza pensarci interrompo l’università e contro il parere di tutti parto per uno sconosciuto paese italiano in Piemonte”.

 

Trova il circo e Laszlo molto dimagrito. Insieme non hanno più paura di niente. Dopo sei mesi cambiano circo. Una mattina il tendone viene montato a Goro. Anita e Lazlo rimangono ore a guardare il mare. Era la prima volta che lo vedevano. La targa ungherese crea curiosità. Il comandante di un peschereccio che sta cercando pescatori chiede a Laszlo di lasciare il circo e andare a lavorare da lui. Accetta. Due giorni dopo ecco affrontare un mare che aveva visto solo nei film. Il settembre del 2000 è ancora ricordato come  “il mese terribile”. Tutti i giorni bufere, piogge e mare forza 6. Appena si apriva uno squarcio di luce tutti i pescherecci schizzavano dal porto. “Non credevo che il mal di mare fosse così brutto – ricorda scuotendo la testa Lazlo -. Vomitavo in continuazione, però non ho mai abbandonato il mio posto di lavoro. Era una sfida tra me e il mare. Dopo alcuni mesi cambio nave, mi chiede di lavorare per lui Giovanni Turri. Con lui imparo il mestiere del pescatore e trovo la famiglia e l’affetto che non avevo mai avuto a casa mia. E’ talmente bella per me questa scoperta della famiglia che chiedo ad Anita di sposarmi. Anita risponde sì con la testa.  Partiamo subito per l’Ungheria e sabato 10 novembre 2001 nel comune di Nyíregyháza ci sposiamo. Il nostro viaggio di nozze è il ritorno a Goro. Arriviamo lunedì mattina io in tempo per saltare sulla nave e Anita per correre nel ristorante dove aveva trovato lavoro”.

 

Nel 2004 Laszlo compra una barca rottamata. La fa tornare nuova e la rimette in mare. A comandarla è lui. Sulla prua disegna il Turul, l’uccello mitologico che per i magiari è simbolo di vittoria contro il male. Nell’equipaggio c‘è anche Anita. “Il mare è diventato subito molto più bello”, ricorda ancora Lazlo.

 

Sono passati dodici anni dal varo del Turul. Anita e Laszlo hanno comprato una bella casa a due piani a Mesola, “Con vicini meravigliosi che salutano, che si fermano a parlare e se hai problemi ti aiutano”, dice sorridendo Anita.  Nel giardino di casa scodinzola Csibèsz, un peloso pastore ungherese e corre già William un cucciolo d’uomo di 16 mesi.

 

 

 


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