Editoriale



“Tu dove vai quest’estate?” “Quando partite?” “Quanto state via?” Queste le domande più consuete che s’intrecciano in questo scorcio di stagione tra la sosta nel lavoro e le ferie.

I viaggi sono di tanti tipi. Ognuno li declina coniugando preferenze e possibilità, spaziando dalla destinazione – lontana, lontanissima, esotica, fuoriporta- all’obiettivo – riposo, sport, cultura, spiaggia, montagna - alle modalità del soggiorno – economico, zaino in spalla, avventuroso, superplacido, pentastellato.

Parafrasando gli “Exercices de style” di Raymond Queneau, ognuna delle categorie può essere incrociata con ciascuna delle altre, in un’istruttiva tabellina delle opzioni del genere umano.

Ma c’è un altro modo di viaggiare, che non lascia le mura domestiche se non per entrare nella più vicina libreria o biblioteca e fare il pieno di viaggi della mente. Agli amanti del viaggio libresco, la tecnologia offre persino la possibilità di non abbandonare mai la poltrona. Un buon wi-fi ed un abbonamento alle biblioteche digitali consentono l’arrivo a domicilio di gran parte dello scibile umano.

Che il viaggio sia attraverso lo spazio o attraverso la scrittura, quel che conta non è soltanto la meta. Già lo spostarsi. tra i chilometri o le parole, porta esperienze, risponde a curiosità, scopre realtà inaspettate.

Perciò, al nostro tempo della vacanza non possiamo che augurare un perenne movimento. Perché – come ha scritto la poetessa brasiliana Martha Medeiros, “Lentamente muore chi non viaggia, // chi non legge, // chi non ascolta musica, // chi non trova grazia e pace in se stesso”.

 

 


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agosto 2022

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