TESTO DI

Paolo Del Mela

Google Earth



E’ semplicemente fantastico poter osservare la propria auto parcheggiata sotto casa, fotografata dal satellite, oppure volare tra i grattacieli e le strade di New York seduti comodamente davanti al computer. Da quando ho potuto scaricare il programma la mia curiosità è esplosa potendo andare a ficcare il naso negli angoli più remoti del pianeta, dalle coloratissime ed aride coste della Dancalia alle remote regioni artiche della Novaja Zemlia. Dove l’ingrandimento lo permette si possono osservare cose curiose come le tracce di antichi resti archeologici. Posizionandosi ad esempio sulla zona di Cerveteri sono evidenti sia i manufatti portati alla luce che le tracce di quelle strutture che sono ancora interrate, mentre nel deserto a nord del Perù si possono agevolmente seguire le gigantesche linee dei Nazca ed i loro misteriosi disegni. Si possono osservare anche fatti e misfatti più recenti, ad esempio i segni della guerra. Posizionandosi su Monte Valbella (altopiano di Asiago) una foto ci mostra lo sconvolgimento di un prato operato da un bombardamento di artiglieria di quasi cento anni fa. Si possono seguire le tracce delle trincee sui monti della val di Ledro il cui andamento marca come un segno a matita l’orografia delle cime dei monti. Della seconda guerra mondiale si possono osservare ancora i buchi lasciati dalle bombe sul terreno semi paludoso di Peenemunde noto centro tedesco di ricerca missilistica sul Baltico, messo a piatto dai bombardieri inglesi.

 

In alcuni prati nonostante il tempo trascorso l’erba non è ricresciuta, quasi che la natura se ne sia offesa. Sempre in tema militare, se nessun segno si nota nel deserto di Alamogordo dove fu effettuato il primo esperimento nucleare( trinity site), se ci posizioniamo sull’area 51 , circa 90 Km a nord est di Las Vegas(Nevada) possiamo sbalordirci nel contare i crateri lasciati dagli esperimenti nucleari sotterranei degli anni cinquanta e sessanta. Sono un centinaio circa quelli visibili,  tra i quali un cratere di ben 400 mt di diametro; ma le cronache ci raccontano che in quel luogo sono stati effettuati fino agli anni settanta oltre novecento test nucleari . Mi sono chiesto che razza di aria respirano a Las Vegas quando tira vento da nord. Spostandoci invece nel deserto dell’Arizona sulla Davis Monthan afb (Tucson) ci si può stupire nel vedere il cimitero degli aerei militari. Sono allineati a centinaia di tutti i tipi, dai caccia ai bombardieri strategici. Questo è il luogo dove gli americani mettono in “naftalina” gli aerei che a loro non servono più … e sono tantissimi. Volete vedere dove stazionano i sommergibili nucleari russi? Basta andare a Severodvinsk, nel mar Bianco , a Gadjievo bay (Murmansk)nel mar di Barents o a Petropavlovsk nella remota penisola della Kamciatka, sono tutti lì  o quasi, panciuti come balene spiaggiate. Esplorando ben bene si possono notare anche quelli non più in uso, rovesciati in un abbandono indescrivibile. Mucchi di rottami che oltretutto sono anche radioattivi. In quel paese non ci si preoccupa poi troppo di  estrarre un reattore nucleare esaurito da quelle bare d’acciaio, lasciamole lì e chissenefrega!  Stessa cosa per la ex- fabbrica di armi chimiche e biologiche situata nell’isola al centro del lago Aral. Dove l’ingrandimento è possibile il caos dell’abbandono è palese, e visto che tra l’altro il lago si sta progressivamente prosciugando e l’isola sta diventando una penisola, viene logico pensare che la vigilanza sull’accesso al sito sia diventata più ardua.

 

Curiosando curiosando si scoprono anche luoghi affascinanti, ad esempio i verdissimi sperduti atolli del pacifico o le immense distese di dune di sabbia nel deserto libico che, viste dall’alto, assomigliano moltissimo ad una spiaggia modellata dal vento dove mai piede umano sia arrivato a turbare quell’armonia di geometrie sinuose. Al confine tra Egitto, Sudan e Libia ci sono montagne nere che svettano dal deserto creando luoghi di incomparabile bellezza ma che, data la stupidità umana, sono pressoché inaccessibili al turismo per i rischi di aggressioni o rapimenti. Eppure il turismo potrebbe essere l’unica valida soluzione per alleviare e modernizzare le popolazioni che stazionano in loco. Ma tant’è, meglio volare sulle coste della Namibia e  rilassarsi osservando i leoni marini e le foche crogiolarsi pacificamente al sole in spiagge deserte cullati dalla risacca dell’oceano.

 

 


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