TESTO DI

Mirella Golinelli

FOTO DI

UFFICIO STAMPA

Boldini a Ferrara lavera eleganza



Nel 1842 nacque Giovanni Boldini il pittore ferrarese del quale si è appena conclusa a Palazzo dei Diamanti, la mostra-percorso “Boldini e la moda”. Alla fine dell'800 con il suo genere pittorico sosfisticato, audace, dal tratto veloce e talune volte abbozzato, soprattutto nell'ultimo periodo, l’artista seppe ritrarre chiccosamente le icone glamour, di un'epoca in seguito mitizzata dai grandi “stilisti” i cui dettami arrivano sino a Christian Dior.

Tra gli ultimi decenni del XIX secolo e gli anni Trenta del 1900, la belle epoque si fece interprete degli stili del passato, sovrapponendoli a quelli esotici. La risultante di questa fusion, fu un taglio rinascimentale o rococheggiante le cui linee susseguendosi crearono la moda scandinava, quella marocchina, la vichinga e quella turca. Nel tardo rococò settecentesco la forma della gonna, sostenuta dalla crinolina, era gonfia interamente; ora invece tutta la ricchezza viene raccolta sul dietro, per accentuare le fattezze di chi la indossa e, al posto della crinolina, un cuscino imbottito che si appoggia sulle reni prende il nome di cul de crin. Aperta sul davanti è la sopragonna detta mantello, simile allo stile Luigi XVI che aumenta il volume posteriore mentre il seno viene spinto verso l'alto.

Gli abiti, lavorati con grande maestria, erano di morbide sete brillanti o di pesanti velluti opachi, ornamentati sempre con nastri e merletti. La morsa del busto, nel quale il corpo femminile viene segregato, affinchè si ottenga il vitino di vespa, innalza il petto e comprime verso il basso il ventre che diventa prominente. Questo “sellino”, scompare intorno al 1889, data dell'Esposizione Universale di Parigi e della prima - più volte rimaneggiata- dell'Edgar di Puccini. Esso era stato combattuto dai movimenti femminili e dai medici, poiché impediva alla figura di muoversi e respirare liberamente. In Italia ed in Germania il sellino, viene sostituito dal Gegen das Kind (contro il bambino) in metallo detto lucentino. Si disegnano i tailleur in tre pezzi. La gonna non è più pomposa come nel cul de Paris del 1880. Le maniche sono più aderenti all'avanbraccio; gonfie ed ampie all'attaccatura. La gonna sottostante sfiora delicatamente il suolo. Tutti i fiorellini, i nastri, i merletti, gli ornamenti in genere che decoravano esternamente lo stile antecedente, ora vengono apposti nella biancheria intima.

Intorno al primo decennio del XX secolo mutano o vengono abbandonate molte linee sartoriali che costringevano alla bustatura del corpo. Si ricerca il taglio che valorizza le sinuosità femminili eliminando le sottogonne ingombranti. Il particolare drappeggio (detto “alla Botticelli”, ma d'ispirazione giapponese) si ritroverà anche negli accappatoi e, nelle vesti da camera. Pasquin e Poiret, sono i sarti più famosi del mondo parigino. In seguito Christian Dior, ex gallerista d'arte imporrà gonne lunghe, il cui orlo è fissato a 24 cm. da terra, indipendentemente dall'altezza della donna che l'indossava.

Contemporaneamente si accorciano i tempi per la vestizione. La donna cerca abiti funzionali ed abbandona le stravaganze delle nonne; mostra le gambe dapprima a metà polpaccio poi al ginocchio, indossando abiti dalla linea dritta. Ad impreziosire il carnato delle gambe, vi sono le calze di seta con il tallone rinforzato e la riga dietro. Vengon di moda la pettinatura con taglio corto che lascia scoperto il collo detta “alla maschietto” (e che costò il rogo nel 1431 alla Pulzella d'Orleans, Santa Giovanna d'Arco, la quale si era tagliata la lunga chioma, per amor della Francia, dopo aver sentito “le voci” che la incitavano alla battaglia contro gli Inglesi. Lo stesso Giuseppe Verdi musicando il libretto del 1845 del ferrarese Temistocle Solera, l'innalza a spirito eletto) ed i pantaloni. I più antichi finora ritrovati, in Cina, hanno circa 5.300 anni ma secondo alcune teorie risalirebbero al paleolitico, ovvero all'età della pietra, 2.500.000 anni fa. Aurore Dupin (1804- 1876), fumava il sigaro e prese il nome maschile di George Sand. Portava gli stivali da monta, cravatta, cilindro ma soprattutto pantaloni o calzoni. Nel primo ventennio dell'800, Amalia Bloomer attivista americana a favore delle donne, ispirò la Sand, ma anche Rose Bonheur, pittrice, fece parte di quella schiera di donne famose e spregiudicate che indossarono i pantaloni. Nei primi anni del 1900 vengono pubblicati, brani di caricatura, contro gli orpelli che le donne allora come oggi usano per intrappolare un uomo.  Due furono i cantastorie della moda jupe-coulotte: Domenico Scotuzzi e T. Gobbi (non si ritrova il nome esteso). Insieme produssero una canzone dal titolo “Le donne coi calzoni = ovvero i capricci della moda” della quale si riporta un passo: “Questi tempi di progresso han la donna emancipata, quindi è giusta la trovata di vestirsi a suo piacer......Viva dunque i parigin inventor del jupe-coulotte, che le donne han ridotto pari all'uomo nel vestir”

Lo Scotuzzi solo invece, scrisse anche la canzonetta satirica “La moda delle sottane raccorciate”, Raffaele Paravicini compose parole e musica della canzone popolare milanese “I sartinn de Milan” ed Ugo Albani produsse la canzonetta mascolina a 2 toni “La moda jupe-coulotte”.

L'attrice Alice Regnault, molto nota per la sua avvenenza, fu ritratta da Giovanni Boldini a cavallo, in abito ed atteggiamento da amazzone. Questo capo non permetteva che le gambe femminili fossero mostrate, perchè l'unico “pantalone” concepito da Boldini per la figura femminile era indossato al di sotto della gonna.

Particolare ricorrente nei dipinti muliebri boldiniani, sono le folte sopracciglia che spiccano sempre su un incarnato diafano e compatto e rammentano le donne dell'antica civiltà spinetica. Per gli uomini come Boldini, innamorati della vera bellezza, il vestire elegante non teneva conto delle condizioni climatiche. L'importante era mostrarsi agli altri al meglio; quindi abbinamenti cromatici, guanti, cappelli, bastoni con il pomo d'oro tempestato di pietre dure sono il simbolo d'una determinata epoca, nella quale sia la nobildonna sia la servetta indossavano (anche se di valore ben diverso) gli elementi tipici dell'eleganza femminile.

 

 


AREA

Archivio »

L'ANGOLO DELLA POESIA

Archivio »

RICETTA

Archivio »

ALTRI ARTICOLI

NĀ°33

gennaio 2022

EDITORIALE

...  continua »

 
 
 
 
 
 
ArchivioCONSULTA TUTTO »

 

OmnisMagazine n°44
» Consulta indice