TESTO E FOTO DI

Paolo del Mela

Pianosa, ultima spiaggia



Trovandomi in vacanza all’isola d’Elba finalmente quest’anno sono riuscito ad approdare all’isola di Pianosa. Questa lingua di terra inquietante che, per tanti anni mi ha incuriosito mi ha permesso.. di toccarla con mano. Sveglia all’alba, occhiali da sole e cappellino, senza dimenticare la maschera da sub, scarpe attrezzate e tanto entusiasmo per visitare l’isola misteriosa. L’isola-carcere è sempre stata inaccessibile ai visitatori, oggi invece c’è la possibilità di raggiungerla grazie all’ente parco dell’arcipelago toscano che ci permette di scoprire i misteri che per tanti anni ci sono stati celati. Ovviamente non è permesso scorazzare per l’isola in massima libertà in quanto anche se in forma ridotta ci sono ancora zone di detenzione opportunamente segnalate e protette, e poi per scelta i visitatori sono accettati in numero limitato. Sull’isola di Pianosa non si possono depositare rifiuti e neanche le cicche di sigaretta; tutto ciò che avanza deve essere riportato indietro pena sanzioni pecuniarie.

Un criterio che mi è piaciuto subito e mi ha ancora di più incuriosito sul fatto che finalmente ponevo piede in un posto speciale. L’arrivo ti sorprende, un molo sovrastato da un antico castello costruito su una roccia a picco sul mare e accanto un porticciolo di sapore antico circondato da costruzioni arabeggianti con mura e merli che ti fanno subito pensare ai pirati. Purtroppo in passato ci sono stati anche quelli ed hanno condizionato pesantemente la terribile storia dell’isola. E poi l’acqua, di una trasparenza tropicale, sulla destra del molo di arrivo c’è una lunga spiaggia di  sabbia bianchissima (cala Giovanna) che riflette lo specchio d’acqua in colori verde e turchese. Questo è l’unico luogo dove è permesso fare il bagno in tutta tranquillità.  Che cosa si può fare a Pianosa? Visita del paese, visita alle catacombe, escursione archeologica ai ruderi di epoca romana, giro di gruppo dell’isola in mountain bike, giro dell’isola in carrozza trainata da cavalli, sknorkeling a Cala dei Turchi.

Visto che era la prima volta e che ogni escursione richiede almeno un paio di orette, mi sono prenotato per la visita al paese e alle catacombe. Poi dopo un panino veloce, ho voluto provare lo sknorkeling al pomeriggio.

Quando visiti il paese ti guardi attorno e scopri che non c’è nessuno, le case sono tutte abbandonate, e da qualche finestra vedi pure spuntare della vegetazione. Solo il castello arabeggiante che si affaccia sul porticciolo è stato restaurato e fa bella figura di se, ma per il resto si capisce che quel poco di risistemazione è stata fatta in passato dai detenuti della colonia penale. A questo punto occorre spiegare un po’ la storia dell’isola che ci aiuta a capire. L’antica Planasia è uno scoglio calcareo  di circa 10 Kmq, semipianeggiante la cui massima altezza è di ventisei metri s.l.m. Con sorgenti di acqua dolce e vegetazione di tipo mediterraneo. In alcuni siti archeologici sono state rinvenute ossa di cervidi ed altri animali che fanno supporre che un tempo l’isola fosse collegata all’Elba. Si sono rinvenuti manufatti etruschi, ma soprattutto Romani. Lì fu esiliato Marco Postumo Agrippa nipote ed erede dell’imperatore Augusto per volere della moglie Livia Drusilla che voleva far succedere al trono il figliastro Traiano. Alla morte di Augusto sbarcarono alcuni sicari ed uccisero Agrippa ponendo fine alla dinastia augustea.

Oltre ai resti di una sontuosa villa romana si possono osservare le vasche di allevamento del pesce in un’insenatura dietro il paese. Gli scavi nei vari siti archeologici sono ancora in corso e potrebbero riservare altre sorprese. Ma è il medio evo e soprattutto il XV e XVI secolo ad influire pesantemente sulla storia dell’isola che è sempre stata abitata con alterne fortune. Le scorrerie dei saraceni ci sono sempre state, e ne sono testimonianza le catacombe che oltre a servire da sepoltura davano rifugio alle popolazioni cristiane in caso di necessità.  Nel 1553 il pirata turco Karà Mustafà pose l’assedio all’isola ed ottenuta la resa degli abitanti deportò gli uomini validi e uccise tutta la restante popolazione. Per circa duecento anni l’isola restò deserta, e divenne spesso rifugio per navi corsare che infestavano i traffici marittimi. Poi piano piano riprese a ripopolarsi, fino a quando il granducato di toscana vi inviò un certo numero di giovani detenuti per sfoltire alcune carceri. Da quel momento il destino dell’isola fu quello penitenziario; fu usata durante il regno d’Italia, dal regime fascista per isolare i dissidenti ( ospitò anche l’ex presidente Sandro Pertini) e poi fu utilizzata dalla repubblica anche come super carcere ai tempi delle brigate rosse. Oggi l’attività carceraria è molto ridotta e i detenuti che ancora restano sull’isola sono tenuti in stato di semilibertà su loro richiesta.  Non c’è necessità di personale e per tutti questi motivi le vecchie case del paese sono in stato di abbandono.

Le catacombe, che non ti aspetti di trovare ti sorprendono, sono cunicoli scavati nel tufo e a detta della guida ancora in fase di ulteriore scavo tanto che potrebbero risultare addirittura più ampie di quelle di Roma. Fa un certo effetto pensare che popolazioni in passato abbiano dovuto rifugiarsi tra i defunti per sfuggire ai pirati. Terminata la visita faccio un giretto per il paese, ed inevitabilmente finisco accanto alla zona off-limits segnalata da cartelli di alt e più avanti da una guardiola. Un arco immette in un ampio piazzale che sembra creato apposta per allinearvi i detenuti appena sbarcati. Mi torna in mente Papillon e forse questa è stata la nostra Cayenna con tanto di isola del diavolo.

Fantasie a parte mi vado a preparare per la terza escursione, lo sknorkeling. Immergersi in un luogo dove non si è pescato per 200 anni è una cosa emozionante. Seguiamo l’istruttore che dopo una serie di raccomandazioni ci conduce ad un magazzino dove chi non è equipaggiato può trovare maschere e pinne. Poi in fila indiana lo seguiamo attraverso un sentiero che ci porta a Cala dei Turchi. Veloce svestizione e poi con un tuffo dallo scoglio ci ritroviamo in acqua. Su un fondale di circa 5 metri ci sono ciuffi di posidonia molto sviluppati e sul fondo un numero incredibile di Nacchere (pinna nobilis) di rispettabili dimensioni. Saraghi di notevole taglia ti nuotano accanto senza timore, mentre le triglie continuano tranquille a brucare gli scogli. Poi più avanti ecco la regina, una cernia di circa mezzo metro ci osserva per un po’ incuriosita e poi tranquillamente se ne torna nella sua tana mostrandoci la coda. In tanti anni di subacquea all’Elba le Cernie non le avevo mai viste nemmeno da lontano, e poi qui sembra di nuotare in un acquario . Prima di risalire facciamo a tempo anche ad osservare una graziosa Razza che fruga il fondo con eleganza.

La visita è terminata, l’istruttore ci illustra su un libro i tipi di pesce che abbiamo potuto osservare e poi tra un convenevole e l’altro ci prepariamo a ritornare al porto. Durante il percorso discutiamo e ci scambiamo le prime impressioni su questo luogo stupendo. Ho appreso che si sta discutendo del futuro dell’isola e che da qualcuno è stata adombrata la possibilità di affidare a  qualche privato la zona del paese con l’intenzione di procedere al restauro delle case e di incrementare in tal modo il turismo. Il mio parere è nettamente contrario, aumentare il flusso turistico servirebbe solo a rovinare il bello di Pianosa, la sua rusticità e le sue coste selvagge. Immaginatela un po’ con un paio di alberghi esclusivi a 5 stelle, con i turisti che scorazzano in motorino per i sentieri dell’isola e con una decina di yact ancorati pigramente a cala Giovanna come è successo quest’anno in Sardegna davanti alla delicatissima spiaggia rosa di Budelli. Saraghi e cernie finirebbero subito in padella, mentre le Pinne Nobilis potrebbero servire da piatto di portata per un’originale insalata di polpo servita sullo specchio di poppa. Dell’arcipelago toscano si sono salvate solo Montecristo perché è un sasso di granito ed ha un solo approdo precario, e la Gorgona perché è colonia penale. Di Giannutri ne hanno fatto addirittura un club esclusivo per onorevoli e danarosi faccendieri. Lasciamo Pianosa così com’è, forse per la conservazione della natura nell’arcipelago toscano è veramente l’ultima spiaggia.  Ne fa testo l’evento che quest’anno ha messo in subbuglio la spiaggia di Marina di Campo. Una testuggine, per carenza di spiagge appartate , è stata costretta a depositare le sue uova tra i due più noti stabilimenti balneari. Per fortuna se ne sono accorti i volontari di Legambiente e dell’acquario dell’Elba, che transennata la zona hanno favorito un lieto evento contando, alla fine della schiusa, ben 97 tartarughine Caretta Caretta che si sono affrettate a prendere subito il largo.

 

 


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