TESTO E FOTO DI

Mirella Golinelli

Gli influssi di Saturno
Le gioie della malinconia



Galeno (129 -199 ca. d.C.), era giunto alla conclusione che, essendo l'uomo il prodotto simbiotico dei quattro elementi: terra, acqua, fuoco ed aria, la combinazione varia di queste parti dava origine a 4 umori. Sangue, bile gialla (còlera), flemma, melancolia o bile nera se fusi soavemente producevano quindi, un buono stato di salute ma, lo sbilanciamento di uno di questi “umori”, determinava la malattia. Il medico greco, rifacendosi ai principi ippocratici, consigliava che, per ristabilire l'armonia, in molti casi, bisognava introdurre nella dieta, erbe umide e fredde; esse avrebbero neutralizzato lo scompenso causato dall'assunzione di cibi caldi e asciutti. Il corpo, a suo dire, si avvaleva di tre sistemi interagenti, rappresentati dagli “spiriti naturali” diramati attraverso il sistema venoso, da quelli “vitali” tramite quello arterioso e da quelli “animali” che condizionavano cervello, cuore e fegato.  Nel loro insieme gli “spiriti” determinavano le sensazioni, l'intelligenza, il movimento e la crescita in un moto ondeggiante come le maree. La teoria galenica scartava il pensiero legato alla circolazione sanguigna e fu contrastata solo dagli iatrochimici, seguaci delle cure derivanti dalla chimica poiché per loro determinate reazioni chimiche erano quelle che facevano ammalare il corpo e con la chimica quindi dovevano essere curate.

Di “bile nera” o melanconia soffrirono molti ed illustri personaggi, come ad esempio Michelangelo e Raffaello. I melanconici si distinguevano tra la gente, la quale spesso li derideva per l'umore freddo, dovuto quasi sempre ad un amore non ricambiato. Il loro abbigliamento scuro e abbondante nascondeva le fattezze. Le braccia incrociate, lo sguardo cupo ed il copricapo a tesa larga sempre abbassato sulla fronte, celava i tratti del viso. Riferimenti alla figura del melanconico si trovano nell' Anatomy of melancholy di Robert Burton del 1621 (un testo nel quale si loda l'arguzia dell'afflitto) e nel Penseroso di John Milton del 1632. Milton otto anni dopo sarà l'autore del poema epico dedicato a Re Artù. Oltre un secolo prima, Duerer aveva espresso i concetti tipico-caratteriali dei melanconici, in un’incisione del 1514, evidenziando il primitivo sistema di corrispondenze astrologiche, nel quale gli uomini di matematica e scienza, sarebbero stati protetti dal pianeta Saturno*.

 

Il ruolo di Saturno

 

Tolomeo (100-170 d.C. circa) nel suo “sistema” dimostra d'essere a conoscenza dei principi sui quali si basava la lettura dell'astrolabio (dal greco: astrolabos = prendere una stella). Pare sia stato l'astronomo arabo Masha'Allah, ad introdurlo in occidente. Il primo testo a trattare di questo strumento astronomico destinato alla determinazione - attraverso la sovrapposizione sulla matrice, di lastre di rame incise -  della comparsa, altitudine e latitudine dei corpi celesti sopra l'orizzonte visibile, è il “Trattato sull'astrolabio” di Geoffrey Chaucer del 1391. I trattati di astronomia comparvero già nel XIII secolo e ne è un esempio il “De Sphera” di Johannes Sacrobosco, del 1230. Dante stesso si rifà al principio tolemaico, nella sua Divina Commedia. Per tutto il rinascimento si cercò di approfondire e perfezionare la cosmologia aristotelica e l'astronomia tolemaica dell'Almagest del 150 d.C. Fu Copernico (1473-1543) nel 1504 a rendersi conto che, le tavole alfonsine del 1259, applicate dagli astronomi del primo rinascimento, non erano esatte poiché la congiunzione osservata di Marte-Saturno*, era in ritardo di due settimane.

L'11 novembre 1572 viene scoperta dal danese Tyge Brahe (1546 -1601) una supernova che, cancellerà la teoria dell'immobilità dello spazio. Saranno rinvenuti i crateri lunari ed i satelliti di Giove ed è di questi giorni l'identificazione di altre 12 “lune” che si vanno ad aggiungere alle 67 già conosciute.

Alla morte di Galileo Galilei nel 1642 (era nato nel 1564) il cielo era completamente cambiato. Le tavole alfonsine, furono sostituite dalle pruteniche ed in seguito dalle rudolfine. Nel 1543 Copernico dà inizio al rinnovamento astrologico e, nel 1610, il più importante strumento astronomico, detto telescopio, viene costruito da Galileo. Keplero (1571-1630), allievo di Brahe, ebbe la fortuna di vedere nel 1604, un'altra supernova ed allo studio della cosmologia, associò quella della musica. Produsse Harmonices Mundi, l'Armonia delle sfere, con il nome di Joannis Keppleri e trascrisse su un pentagramma le note con intervalli particolari, che le sfere: Saturnus*, Jupiter, Mars fere, Terra, Venus, Mercurius, emettevano; in questo fu forse influenzato dal Somnium Scipionis (De Repubblica VI 17.18) di Marco Tullio Cicerone.

 

Astronomia e astrologia

 

Keplero determinò anche 3 leggi, che faranno elaborare agli astronomi dati sulla misurazione del sistema solare; orbita e velocità sarebbero le basi di quella forza magnetica universale, detta attrazione gravitazionale, della quale Newton si occuperà. Quindi lo studio dei movimenti, nasce da questo percorso e, definisce le origini dell'astrologia, distinta in due rami: quello naturale che  studia i movimenti dei corpi celesti e quello giudicale attraverso il quale si predicono i fatti futuri interpretando i segni celesti (passaggio d'una cometa) e, nello specifico diventa gentiliaca perché fornisce la lettura del cielo astrale, essendo in possesso dell'ora esatta di nascita; perciò in grado di predire con l'oroscopo natale, il destino dell'uomo. Il primo oroscopo è babilonese ed è datato 409 a.C. L'astronomia rinascimentale, ma anche quella moderna, devono la loro fama al Tetrabiblos di Tolomeo, nel quale si narra dei 4 elementi che legano terra e cielo e, di come era praticata dagli antichi ellenici l'astrologia. Ciascun pianeta offriva quindi una condizione, poiché la posizione dei pianeti può aumentare o diminuire i benefici influssi sul genere umano. La Luna dall'ascendente favorevole era contraddistinta come calda ed umida, mentre Saturno*, secco e freddo, influenzava negativamente la mente.

Di astrologia si tornò a parlare solo dopo il XIII secolo, quando Agostino e Tommaso D'Aquino smisero di contrastarla. Dante Alighieri per effigiare l'astrologia scelse un peccatore, che collocò nell'ottavo girone: Guido Bonatti, artefice del Liber Astronomicus. Il Bonatti fu rappresentato con il volto girato sulla schiena a giustificare il fatto che non riusciva a guardare avanti.

Già prima della scoperta da parte di Gutenberg, del carattere mobile a stampa, si distribuivano piccoli almanacchi che, in Inghilterra, divennero motivo di lucro e ricchezza. Nel timore però che l'astrologia giudiziale nascondesse nelle previsioni politiche il privilegio d'una rispetto ad un'altra fazione, papa Sisto V, con una bolla del 1586, la condannò. Rheticus (1514-1576), Keplero, Brahe e Newton (1643-1727) continuarono a praticarla come scienza occulta.

La figura di Lorenzo d'Urbino nipote del Magnifico e detto il pens(i)eroso è stata impressa nel marmo da Michelangelo e fu fonte ispiratrice del Penseroso di Franz Listz, dove un pesante basso accordale alla mano sinistra realizza lo stato d'animo, che si dipana poi in un doppio rigo in chiave di basso.

Lo stesso Donatello scolpisce con aria saturnina il Profeta pensieroso. Con HWV 55 è catalogato l'oratorio di Haendel, nel cui secondo movimento, trova espressione “Il penseroso”.

Giovanni Bellini (1433 – 1516) nel suo dipinto Melancolia, rappresenta la “sfera della fortuna” trattenuta indolentemente da una madre malinconica che lascia morire uno dei figli affogato. La stessa sfera troviamo abbandonata ai piedi d'una figura alata, nella Melencolia I del già citato Duerer, nell'opera di Domenico Fetti del 1515 circa e di Lucas Cranach “il vecchio” del 1532.

La melanconia (o melancolia) è considerata la malattia dell'Occidente e solo un artista è in grado di tramutare questo stato depressivo in meravigliose pagine, come quelle di Leopardi. In una lettera del 1817 all'intellettuale Pietro Giordani, il poeta si confida, riuscendo anche a spiegargli i due stati di questo malessere: l'uno nel quale la depressione è tale da schiacciare e rendere inattivo un uomo, l'altro, quello prolifico, che conduce al distanziamento dalla disperazione e considera la sofferenza come cammino verso la felicità; quella stessa ricercata da Vincenzo Bellini con i versi “Malinconia, Ninfa gentile, la vita mia consacro a te; i tuoi piaceri chi tiene a vile, ai piacer veri nato non è”, che sono stati messi in musica dal compositore nel 1829.

 

 


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