Dopo la grande scossa



Giornalisti ARGA a S.Agostino

È già oblio per il terremoto dell'Emilia, spenti i riflettori dell’informazione non se ne parla quasi più. I media hanno altre notizie incalzati dallo spread, dalla crisi economica e dalle solite beghe di partito. Terminati o quasi gli interventi più urgenti ci siamo voluti rendere conto di persona, senza intralciare il traffico, cosa resta dopo quell'evento a Sant'Agostino di Ferrara. Perveniamo a pomeriggio inoltrato per un dedalo di strade che sono piene di cartelli di deviazione, e questo è il primo segno che molte strade ed alcuni ponti sono ancora fuori uso. A guardarci intorno, pare che non sia successo nulla, case a posto, gente per strada , traffico sostenuto. Incrociamo un paio di gipponi militari e questo ci fa capire che l'emergenza non è terminata, che occorre ancora vigilanza e che, probabilmente, qualche edificio è ancora inagibile. Poi più avanti le infrastrutture della Ceramica Sant'Agostino ci mostrano il primo segno del sisma. Capannoni abbattuti con lamiere contorte e travetti inclinati verso l’alto, una vera tristezza, e poi il pensiero corre subito a ricordare chi, lì sotto, ha perduto la vita. Entriamo in centro e quello che resta dell'edificio del Comune è un malinconico mucchio di macerie coperte da un bianco telone, sembra un morto per incidente stradale. La chiesa e il campanile sono transennati e intorno un silenzio quasi irreale. La natura ha amputato i centri simbolo del paese, i posti di ritrovo, i luoghi di raccoglimento in preghiera e, anche se le case sono rimaste in piedi, tutti si sentono un po’ smarriti. Parliamo con l’assessore Lorenzo Grazioli che gentilmente ci guida e ci racconta, oltre all’evento e ai problemi cui hanno dovuto far fronte, come si stanno riorganizzando, e questo è il primo segno della tenacia e della voglia di questa gente di tornare alla normalità. Il Comune si è trasferito in un elegante centro sportivo ed è già attivo per il disbrigo delle pratiche correnti. L’anagrafe è salva, mentre permangono criticità sul cartografico che è andato in parte perduto sotto le macerie, ma non importa, presto si metterà a posto anche quello. Si fa sera, il via vai di persone per strada aumenta, un grande tendone illuminato attira i passanti e anche noi ci avviamo in direzione. E’ “la sagra del tartufo” il tesoro prezioso che il vicino bosco della Panfilia dona ogni anno alla ridente cittadina. Mentre scriviamo, apprendo che quest’anno si è registrata un’affluenza da record, oltre diecimila visitatori, parte del ricavato andrà in beneficienza a vantaggio della ricostruzione, e poi, è un modo per ricominciare.

 

 


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