TESTO DI

Lisa Bellocchi

FOTO DI

Rocco Casaluci/Teatro Comunale

Dialoghi delle Carmelitane



La storia delle 16 suore carmelitane di Compiègne, ghigliottinate senza colpa mentre la Rivoluzione francese infieriva su ogni sorta di consacrato, ha brillato al teatro comunale di Bologna. L’opera di Francis Poulenc, tratta dal romanzo di Georges Bernanos, è andata in scena nel meraviglioso allestimento realizzato da Oliver Py per il Teatro degli Champs-Élysées di Parigi, con la direzione di Jérémie Rhorer

La vicenda

La protagonista, la marchesina Blanche de La Force, è talmente spaventata dalla vita da scegliere la strada del Carmelo, ritenendola una valida protezione contro tutto e tutti; non vale a dissuaderla l’anziana Priora delle Carmelitane di Compiègne, che la richiama ad una realtà che la giovane non vuole riconoscere. All’interno del convento, la vita della ragazza (che ha scelto di chiamarsi suor Bianca dell’Agonia di Cristo) si svolge senza eccessive scosse. Fa da contraltare alla sua perenne malinconia l’eterno ottimismo di un’altra novizia, suor Costanza, che ha fatto un sogno: lei e Bianca moriranno insieme.

Nel 1794, nel suo periodo di massima violenza, la Rivoluzione francese irrompe dentro le mura. Il Cappellano è costretto a spretarsi e viene proscritto; le suore sono ridotte a vita laicale, obbligate a rinunciare all’abito e- in un secondo tempo- portate in carcere. Bianca, spaventata, fugge dal convento e torna alla casa paterna, da cui il fratello è fuggito per tempo. Il padre è stato ghigliottinato; i servi spadroneggiano ed obbligano Bianca ai lavori più umili, con minacce e violenza.

Intanto al Convento le suore hanno fatto voto di martirio. Mentre si attende il peggio, suor Maria, obbedendo ad un’antica promessa fatta alla vecchia Priora (nel frattempo morta fra gravi tormenti fisici e spirituali), va a cercare Blanche. Vuol riportarla a Compiègne, ma la giovane si rifiuta, dichiarando che si merita il disprezzo di cui è oggetto al castello. Invano suor Maria cerca di persuaderla che nessuno deve disprezzare se stesso.

Intanto le suore sono state tutte imprigionate e condannate a morte. Suor Maria, che aveva sollecitato il voto di martirio, si duole di non poter condividere la terribile sorte delle consorelle. La nuova priora, che aveva tentato una conciliazione salva-vita, dichiara che s’immolerà con le sue figlie. Una dopo l’altra le monache sono ghigliottinate. Mentre l’ultima, suor Costanza, si avvia al patibolo, anche Blanche, finalmente senza paura, torna a condividerne la morte.

Lo spettacolo

Una scenografia, tanto elaborata quanto severa, segna l’edizione dei “Dialogues des Carmelites” nel cartellone 2018 del Comunale di Bologna.

Sul palco si muovono ampi pannelli scuri, che sovente si aprono in forma di croce luminosa.

Il pubblico è stato completamente affascinato dalla scelta di seguire l’agonia della vecchia priora come se fosse osservata dal soffitto della cella. La suora sofferente risulta “sdraiata” in un letto che appare verticale sulla parete di sfondo. Da qui canta la sua disperazione di morente, che 30 anni di preghiere non rendono meno drammatica.

Tutto è scarno, sul palco, per fare risaltare l’intensità della storia e dei personaggi. L’essenzialità è quella che si conquista quando, con un fino lavoro di cesello, tutto il superfluo è stato eliminato. Il carcere è reso soltanto da un gioco di luci e di ombre sulle pareti.

Poulenc scherza amaramente col pubblico, sul senso della vita e della morte, quando affida ad una musichetta quasi giocosa l’elenco che il carceriere legge, con i nomi delle suore che verranno condotte a morte.

Le carmelitane si avviano alla morte cantando in coro la “Salve Regina”: un coro che progressivamente si assottiglia, man mano che il rumore della ghigliottina si prende le sorelle una dopo l’altra. L’ultimo versetto è cantato da suor Costanza, proprio mentre appare suor Bianca dell’Agonia di Cristo, che salirà il patibolo intonando il “Veni Creator Spiritus”.

 

 


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