TESTO DI

Pamela Polvani

FOTO DI

Ufficio Stampa Scala di Milano

La Prima prima della Prima



Sant’Ambrogio per i milanesi è forse la festa per antonomasia.

A Milano non si parla della festa o del ponte dell’Immacolata, ma del ponte di Sant’Ambrogio.

Con il 7 dicembre inizia il periodo natalizio, e solitamente (neve permettendo) anche la stagione sciistica. Si accende con una fastosa cerimonia l’albero in piazza Duomo, ogni anno più brillante, luminoso, alto… Da oramai 67 anni il 7 dicembre si apre la stagione lirica al Teatro alla Scala, uno dei templi mondiali della lirica e nostro patrimonio culturale.

Questo è l’evento degli eventi: un’occasione mondana per i più, culturale per molti altri.

Quando questo scritto sarà messo online, il 7 dicembre sarà già trascorso e forse si saranno già spenti gli echi della grande festa, o della “follia di sant’Ambrogio” come qualcuno l’ha definita.

In tutto ciò l’evento della rappresentazione lirica, con i suoi significati culturali, politici, di costume, sociali sarà stato un ghiotto pasto per ogni testata giornalistica.  E artisticamente, con tutta probabilità, sarà stato un successo.

Dico questo basandomi non sulle solite voci di corridoio che fra il loggione ed i palchi del teatro fanno lobby pro o contro quella regia, quella direzione d’orchestra, quel cantante…. Ma perché mi posso fregiare del privilegio di esserci stata. Non alla Prima, ma alla Prima prima della Prima.

La vera Prima è la prova generale che quest’anno è stata aperta ad un pubblico di appassionati che il giorno 1 dicembre si sono accalcati davanti ai botteghini per acquistare un biglietto per assistere alla rappresentazione dell’Andrea Chenier di Umberto Giordano, che non andava in scena da oltre 30 anni.

La prova generale è uno spettacolo per mettere a punto l’esecuzione integrale dell’opera con i suoi costumi, le luci, i movimenti scenici, il tutto senza interruzioni tecniche e senza microfoni (che invece vengono usati nella rappresentazione del 7 dicembre specie per favorire le riprese televisive); per testare che tutto possa scorrere liscio il giorno di sant’Ambrogio.

E’ decisamente ammirevole l’iniziativa di aprire non solo questa opportunità dal vivo, ma anche la trasmissione diffusa della Prima (del 7 dicembre) in collegamento diretto in 23 punti della città: fra tutti la Galleria Vittorio Emanuele, poi il carcere minorile “Beccaria”, la casa circondariale di san Vittore, l’aeroporto di Malpensa, alcune sale cinematografiche e teatri etc.

Ho avuto il privilegio di assistere allo spettacolo della prova generale, e già l’emozione serpeggiava fra il pubblico accalcato nel foyer prima di accedere a platea, palchi, galleria e loggione.

Le signore, nel rispetto della tradizione, nonostante fosse un’occasione informale, indossavano “mise” ricercate, e non sono mancati gli uomini in smoking. Già queste scelte di abbigliamento hanno conferito una solennità all’evento.

Nel momento in cui si sono abbassate le luci e il maestro Riccardo Chailly ha raggiunto il podio, ancora più palpabile è stata l’onda emotiva, che è andata crescendo già all’esecuzione dell’inno di Mameli (attenzione: è il nostro inno! Ci si alza in piedi anche se è una prova, ma qualcuno non ne sembrava così convinto) ed ha accompagnato l’apertura del sipario, dal quale sono comparsi scenografia, costumi e luci in chiave classica.

Poca simbologia ed una regia (di Mario Martone) estremamente aderente alla realtà del testo, dell’epoca rappresentata e della musica, che arrivava elegantemente alla sensibilità dello spettatore.

Sotto la direzione del maestro Chailly si è esibito un cast di assoluti talenti.

Su tutti, Anna Netrebko (la contessina Maddalena) straordinaria nella voce, nell’interpretazione, nella sua grazia, che ha regalato un’esecuzione perfetta e con la sua personalità ha conquistato assolutamente la scena.

Al suo fianco il tenore Yousif Eyvazov nel ruolo di Chenier. Posizione difficile la sua, in quanto marito nella vita della Netrebko, e per questo accompagnato da qualche polemica e maldicenza sul fatto che sia stato voluto dalla Netrebko stessa.  Chiacchiere che hanno però acceso notevole curiosità su un tenore con grande doti di sensibilità e coloriture interpretative. Alcune sfumature vocali a tratti risultavano leggermente sovrastate dall’orchestra, ma sono emerse in tutta la loro completezza artistica nel duetto finale “or s’acqueta”.

L’antagonista Gerard, affidato al baritono Luca Salsi, anch’egli portatore di un’interpretazione drammatica e di altissima rilevanza scenica, completa il trittico dei personaggi chiave dell’opera. Salsi si conferma uno dei maggiori baritoni sulla scena mondiale.

Un cast stellare, un pubblico appassionato che non ha fatto mancare applausi (anche al termine delle 6 principali liriche, nonostante l’indicazione contraria del maestro Chailly che ha più volte spiegato che l’applauso a scena aperta rompe il fluire naturale della narrazione musicale) e qualche fischio … ma senza un po' di polemiche e di fischi la Prima (della prima) della Scala non sarebbe la Prima della Scala.

 

 


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