TESTO DI

Serena Revetria

FOTO DI

Paolo Nanni

Ricerca geomagnetica per scavare Claterna



Proseguono le ricerche nel sito alla periferia di Bologna

Il foro, il teatro, le domus private, le officine artigianali e ora quasi certamente l’impianto termale. L’antica città romana di Claterna definisce ogni anno di più la sua forma urbis, svelando i propri segreti e confermando le ipotesi ricostruttive proposte nel corso dei vari scavi.

Le ricerche e i sondaggi sistematici dell’ultimo decennio hanno permesso di disegnare un quadro pressoché completo della città romana che giace ‘sepolta’ a pochi centimetri di profondità lungo la Via Emilia, nel territorio di Ozzano dell’Emilia, tra Bologna e Imola.

 

Ogni campagna di scavo porta con sé nuove sfide e prove. La descrive, con comprensibile soddisfazione, l’ufficio stampa della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ferrara.

 

Claterna nasce nel II secolo a.C. con una duplice funzione: da un lato è un importante snodo viario all’incrocio fra via Emilia, torrente Quaderna e una via transappenninica, forse la Flaminia minor, dall’altra come centro di mercato e servizi.

Nel I secolo a.C. Claterna, come tante altre città italiche, diventa un municipium con competenza sul vasto territorio compreso fra i torrenti Idice e Sillaro. Dopo il periodo di massimo splendore collocabile nella prima età imperiale, la città sopravvive fino alla tarda antichità (V-VI secolo d.C.), seppure notevolmente ridimensionata, per poi venire totalmente abbandonata fino al completo oblio.

Fin dall’Ottocento, l’antica città romana di Claterna è stata un campo d’indagine privilegiato per l’archeologia emiliano-romagnola.

La campagna di stampa appena conclusa ha operato su tre fronti: la domus del fabbro e il teatro, in prosecuzione al progetto 2017-2019, e la ricerca geomagnetica su tutta la pianta della città (una novità assoluta). Docenti e studenti dell’Università di Venezia Ca’ Foscari e dell’Università di Siena e ragazzi impegnati in esperienze di alternanza Scuola Lavoro hanno lavorato da giugno a settembre sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le provincie di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e con il coordinamento dell’Associazione Culturale ‘Centro Studi Claterna Giorgio Bardella e Aureliano Dondi’.

 

Molte e interessanti le novità emerse dalle ricerche 2018.

Nella Domus del fabbro, sono proseguite le ricerche nella nuova area aperta verso nord, operando più in profondità per raggiungere le fasi imperiali di I – III secolo d.C. La scoperta più importante è stata quella di un secondo peristilio, un’area cortiliva porticata dotata di pozzo sulla quale affacciava una cucina. Sono stati anche scoperti un altro cortile e altri ambienti, questi ultimi intonacati.

La domus insomma sta prendendo sempre più forma, confermandosi come un grande e complesso organismo architettonico.

“Abbiamo continuato anche quest’anno il progetto di ricostruzione delle strutture antiche – spiega la Soprintendenza - aggiungendo nuovi ambienti e riedificando uno dei pozzi ritrovati negli anni scorsi. La sperimentazione continua con materiali e tecniche differenti, sempre però ispirate al sapere costruttivo degli antichi romani. Abbiamo proseguito le ricerche anche nel settore del Teatro, aprendo un’area molto vasta di fianco a quella dell’anno scorso. Le indagini sono ancora in corso ma va segnalato il ritrovamento di strutture di fondazione della cavea, in grandi blocchi di arenaria, che si stanno rivelando molto più profonde e ben conservate di quanto non fosse emerso l’anno scorso”.

 

L’esplorazione della parte bassa della cavea ha restituito anche materiali lapidei lavorati, come un grosso frammento di cornice, mentre sono iniziate quest’anno le indagini nella zona dell’orchestra e degli ingressi laterali che si trovano a profondità elevate in quanto parte della struttura è stata parzialmente costruita sotto il livello di calpestio antico.

Queste scoperte stanno definendo la forma architettonica di un grande teatro, consentendo in futuro di proporne una ricostruzione sempre più dettagliata.

 

La campagna di scavo 2018 ha consentito di avviare un progetto sognato da tempo: l’esplorazione estensiva della città attraverso le più moderne tecnologie geofisiche. Ottimo interlocutore è stata l’Università di Siena, in particolare il Prof. Stefano Campana, famoso ricercatore che vanta un’esperienza pluriennale nello specifico campo delle prospezioni su città e territori antichi e medievali.

I risultati non si sono fatti attendere: l’integrazione tra le nuove prospezioni geomagnetiche condotte dall’Università di Siena (ben 16 ettari sui 18 del totale urbano) e la mappatura delle tracce aerofotografiche portata avanti in lunghi anni di ricerche ha prodotto un quadro quasi completo dell’area urbana e di parte del suburbio. Questi nuovi dati permettono ora di individuare meglio, tra le tante altre particolarità, tutto il comparto pubblico (compresi alcuni edifici mai individuati prima) e la scansione interna del tessuto urbano.

Ultima ma non meno importante novità del 2018 è la scoperta legata alla realizzazione della pista ciclabile che collegherà San Lazzaro di Savena e Castel San Pietro Terme: le ricerche dirette dalla Soprintendenza hanno intercettato un grande mosaico e potenti strutture proprio nel luogo dove le prospezioni e le foto aeree inducevano a ritenere che esistesse un grande edificio pubblico, probabilmente termale.

Scavi e indagini future confermeranno o chiariranno la natura di questa costruzione.

 

 


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