TESTO DI

Carlo Maria Milazzo

FOTO DI

Lecchilivia-Cinzia Sartoni /CC

Il traghetto pennuto di Cesenatico



Un poeta racconta e parla dei "patacca"

Cesare Borgia, viso aguzzo e capelli lunghi di un castano caldo/figlio di Papa/condottiero spietato/politico ammirato da Machiavelli, sottomette nel 1500 la Romagna, da Imola fino al mare. Il Borgia, o Duca di Valentino, chiama Leonardo per il rifacimento del porto di Cesenatico, in modo da risolvere l'annoso problema dell'insabbiamento all'imboccatura. Leonardo, cinquantenne dalla fronte sempre più alta e dalla barba sempre più lunga, si reca a Ziznàtic il 6 settembre 1502. Salito su una torre, il genio schizza due disegni, conservati nel Suo Codice L. In base ai bozzetti vengono modificati l'orientamento del canale/la lunghezza delle palizzate/l'ampiezza dei bacini laterali. Si costruiscono paratie mobili che trattengono l'acqua durante l'alta marea e la fanno defluire durante la bassa.

Il portocanale di Cesenatico è tuttora quello suggerito da Leonardo. Passeggiare sulle banchine aiuta a verificare che “in una camminata un uomo riceve molto più di ciò che cerca” (John Muir). Nel tardo pomeriggio di un maggio caldo come il sorriso di un angelo comincio la mia sgambata da piazza Pisacane, con statua di Garibaldi che ricorda il breve soggiorno dell'eroe nell'agosto 1849. Imbocco il porto sulla destra, davanti a due colonne veneziane di granito rosa. Dall'altra parte del canale primeggia la casa grigia del poeta crepuscolare Marino Moretti (con lui potrei dire che “il cielo ride un suo riso turchino”). Sull'acqua dondolano i bragozzi, vecchie imbarcazioni da pesca in legno lucidato e con grandi vele rosse/arancioni/ocra. Le case sono a due piani, riverniciate di fresco, celesti/gialline/bianchicce. Formano un muro continuo che si interrompe solo in una piazzetta dove sporge l'ottocentesco padiglione della pescheria. Si susseguono negozi di abbigliamento/bar-ristoranti/il gioielliere/la farmacia/la gelateria/la bottega di chincaglieria indiana. I pescherecci attraccati hanno nomi locali: Adua/Baffino/Benito/il Pirata/Spigola.

All'ultimo bar-ristorante, tavolini all'aperto sotto un tendone che protegge da sole o pioggia, riconosco Elio, poeta/scrittore che nelle sere d'estate ho già sentito intrattenere il pubblico con belle storie. (I poeti in Romagna sono più dei bagnini). Mi siedo di fronte a lui e faccio portare tranci di piade farcite e un litro di vino viola come la pianeta quaresimale del prete. Il mio poeta ha 70 anni, pochi capelli bianchi ma ostentatamente lunghi sul coppino, occhi carbone con bagliore febbrile, pancia a forma di cabinovia.

-Un racconto?- lo provoco.

Elio mi scruta come un poliziotto che controlla se la foto del passaporto somiglia al titolare. Mi indica:

-Lo vedi quel traghettino?-

Butto gli occhi su una zatterona recintata da tubi blu e coperta da un tettuccio di plexiglass ondulato. La minichiatta attraversa il canale, imbarcando persone che vogliono passare dall'una all'altra sponda. Elio parte:

-Venti anni fa il traghettatore è Vanes, burdel alto, moro, con petto così villoso che il crocefisso d'oro gli si aggrappa senza bisogno di catenina- (Sorso di vino) -Vanes porta di qua e di là impiegati e segretarie, mamme con bimbi in passeggino, vecchi che hanno comprato il pesce, biciclettari e ciclisti professionisti- (Sorso) -Ma un giorno Vanes, poco prima di sera, organizza un diversivo-

-Quale?- incalzo e subito sorseggio.

-Alle 6 sospende il servizio-trasporto. Getta pezzi di pane sulla zattera e i gabbiani arrivano a frotte. Vanes fa poi avantindré tra le rive, con gli uccelli che muovono le code bianconere per tenere l'equilibrio, che si zampettano addosso per disputarsi un briciolone, che sventolano le ali come fazzoletti agitati alla partenza di una nave- (Sorso) -Pare di vedere una nuvola bianca semovente sull'acqua-

-Bell'immagine- apprezzo e sorseggio.

-Il traghetto coi gabbiani viene replicato quotidianamente. Turisti e molti autoctoni prendono l'abitudine di trovarsi alle 6 del pomeriggio per assistere alla zattera imbiancata. E Vanes viene spesso applaudito mentre spicca, moraccione, tra gli uccelli candidi-

-Però c'è un però- intuisco e sorseggio.

-Però c'è un Galeazzo, con testa che fa rima, che vuole diventare sindaco di Ziznàtic. Il Galeazzo tiene Casella di testo: 	
	

comizi in cui promette l'impossibile e tappezza i cartelloni con gigantografie che lo ritraggono a mento in su- (Sorso) -Il Galeazzo offre a Vanes 2000 euro per farsi traghettare insieme ai gabbiani, intanto che la gente guarda lo spettacolo-

-Balotelli pagherebbe di più- stimo e sorseggio.

-Una sera, a gabbiani sopraggiunti, Galeazzo sale sulla zattera che Vanes ferma a metà del canale. Il Galeazzo urla: “Quando sarò sindaco, ognuno di voi avrà una traghettata gratuita coi gabbiani”-

-Mossa pubblicitaria astuta- giudico.

-Vanes si mette a battere i piedi e i gabbiani se ne vanno tutti. Vanes dice forte al Galeazzo: “Io non ti porto più a terra, per cui o ti metti a volare o ti metti a nuotare”- (Sorso) -Galeazzo rimane sbigottito ma si riprende presto e contratta: “Burdel, ti do altri 1000 euro se mi accompagni a riva”-

(Sorso) – “O voli o nuoti”, non transige Vanes-

-E allora?- istigo e sorseggio.

-Allora il Galeazzo si tuffa nel canale e con una decina di bracciate raggiunge una scaletta da cui risalire- (Sorso) -Il pubblico lo schernisce: “Galeazzo, sei un patacca”- Elio scuote la testa e, sorridendo, conferma: -Galeazzo, sei proprio un patacca”-

Ad ovest, il sole al tramonto apparecchia il cielo con sushi di salmone. Provo un commento:

-Tonino Guerra dice che “vincerà la bellezza”-

Elio mi dà una pacca sulla spalla e, fissandomi, mi dice:

 

-Ecco, quel Tonino lì non è un patacca-Cesare Borgia, viso aguzzo e capelli lunghi di un castano caldo/figlio di Papa/condottiero spietato/politico ammirato da Machiavelli, sottomette nel 1500 la Romagna, da Imola fino al mare. Il Borgia, o Duca di Valentino, chiama Leonardo per il rifacimento del porto di Cesenatico, in modo da risolvere l'annoso problema dell'insabbiamento all'imboccatura. Leonardo, cinquantenne dalla fronte sempre più alta e dalla barba sempre più lunga, si reca a Ziznàtic il 6 settembre 1502. Salito su una torre, il genio schizza due disegni, conservati nel Suo Codice L. In base ai bozzetti vengono modificati l'orientamento del canale/la lunghezza delle palizzate/l'ampiezza dei bacini laterali. Si costruiscono paratie mobili che trattengono l'acqua durante l'alta marea e la fanno defluire durante la bassa.

Il portocanale di Cesenatico è tuttora quello suggerito da Leonardo. Passeggiare sulle banchine aiuta a verificare che “in una camminata un uomo riceve molto più di ciò che cerca” (John Muir). Nel tardo pomeriggio di un maggio caldo come il sorriso di un angelo comincio la mia sgambata da piazza Pisacane, con statua di Garibaldi che ricorda il breve soggiorno dell'eroe nell'agosto 1849. Imbocco il porto sulla destra, davanti a due colonne veneziane di granito rosa. Dall'altra parte del canale primeggia la casa grigia del poeta crepuscolare Marino Moretti (con lui potrei dire che “il cielo ride un suo riso turchino”). Sull'acqua dondolano i bragozzi, vecchie imbarcazioni da pesca in legno lucidato e con grandi vele rosse/arancioni/ocra. Le case sono a due piani, riverniciate di fresco, celesti/gialline/bianchicce. Formano un muro continuo che si interrompe solo in una piazzetta dove sporge l'ottocentesco padiglione della pescheria. Si susseguono negozi di abbigliamento/bar-ristoranti/il gioielliere/la farmacia/la gelateria/la bottega di chincaglieria indiana. I pescherecci attraccati hanno nomi locali: Adua/Baffino/Benito/il Pirata/Spigola.

All'ultimo bar-ristorante, tavolini all'aperto sotto un tendone che protegge da sole o pioggia, riconosco Elio, poeta/scrittore che nelle sere d'estate ho già sentito intrattenere il pubblico con belle storie. (I poeti in Romagna sono più dei bagnini). Mi siedo di fronte a lui e faccio portare tranci di piade farcite e un litro di vino viola come la pianeta quaresimale del prete. Il mio poeta ha 70 anni, pochi capelli bianchi ma ostentatamente lunghi sul coppino, occhi carbone con bagliore febbrile, pancia a forma di cabinovia.

-Un racconto?- lo provoco.

Elio mi scruta come un poliziotto che controlla se la foto del passaporto somiglia al titolare. Mi indica:

-Lo vedi quel traghettino?-

Butto gli occhi su una zatterona recintata da tubi blu e coperta da un tettuccio di plexiglass ondulato. La minichiatta attraversa il canale, imbarcando persone che vogliono passare dall'una all'altra sponda. Elio parte:

-Venti anni fa il traghettatore è Vanes, burdel alto, moro, con petto così villoso che il crocefisso d'oro gli si aggrappa senza bisogno di catenina- (Sorso di vino) -Vanes porta di qua e di là impiegati e segretarie, mamme con bimbi in passeggino, vecchi che hanno comprato il pesce, biciclettari e ciclisti professionisti- (Sorso) -Ma un giorno Vanes, poco prima di sera, organizza un diversivo-

-Quale?- incalzo e subito sorseggio.

-Alle 6 sospende il servizio-trasporto. Getta pezzi di pane sulla zattera e i gabbiani arrivano a frotte. Vanes fa poi avantindré tra le rive, con gli uccelli che muovono le code bianconere per tenere l'equilibrio, che si zampettano addosso per disputarsi un briciolone, che sventolano le ali come fazzoletti agitati alla partenza di una nave- (Sorso) -Pare di vedere una nuvola bianca semovente sull'acqua-

-Bell'immagine- apprezzo e sorseggio.

-Il traghetto coi gabbiani viene replicato quotidianamente. Turisti e molti autoctoni prendono l'abitudine di trovarsi alle 6 del pomeriggio per assistere alla zattera imbiancata. E Vanes viene spesso applaudito mentre spicca, moraccione, tra gli uccelli candidi-

-Però c'è un però- intuisco e sorseggio.

-Però c'è un Galeazzo, con testa che fa rima, che vuole diventare sindaco di Ziznàtic. Il Galeazzo tiene Casella di testo: 	
	

comizi in cui promette l'impossibile e tappezza i cartelloni con gigantografie che lo ritraggono a mento in su- (Sorso) -Il Galeazzo offre a Vanes 2000 euro per farsi traghettare insieme ai gabbiani, intanto che la gente guarda lo spettacolo-

-Balotelli pagherebbe di più- stimo e sorseggio.

-Una sera, a gabbiani sopraggiunti, Galeazzo sale sulla zattera che Vanes ferma a metà del canale. Il Galeazzo urla: “Quando sarò sindaco, ognuno di voi avrà una traghettata gratuita coi gabbiani”-

-Mossa pubblicitaria astuta- giudico.

-Vanes si mette a battere i piedi e i gabbiani se ne vanno tutti. Vanes dice forte al Galeazzo: “Io non ti porto più a terra, per cui o ti metti a volare o ti metti a nuotare”- (Sorso) -Galeazzo rimane sbigottito ma si riprende presto e contratta: “Burdel, ti do altri 1000 euro se mi accompagni a riva”-

(Sorso) – “O voli o nuoti”, non transige Vanes-

-E allora?- istigo e sorseggio.

-Allora il Galeazzo si tuffa nel canale e con una decina di bracciate raggiunge una scaletta da cui risalire- (Sorso) -Il pubblico lo schernisce: “Galeazzo, sei un patacca”- Elio scuote la testa e, sorridendo, conferma: -Galeazzo, sei proprio un patacca”-

Ad ovest, il sole al tramonto apparecchia il cielo con sushi di salmone. Provo un commento:

-Tonino Guerra dice che “vincerà la bellezza”-

Elio mi dà una pacca sulla spalla e, fissandomi, mi dice:

-Ecco, quel Tonino lì non è un patacca-

 

 


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