Inizio della grande processione annuale per le strade di Castelfranco Emilia preceduto dai "Gatka", antiche arti marziali dei guerrieri sikh, nate per difendere la comunità dagli attacchi dei nemici

TESTO E FOTO DI

Mario Rebeschini

Inizio della grande processione annuale per le strade di Castelfranco Emilia preceduto dai "Gatka", antiche arti marziali dei guerrieri sikh, nate per difendere la comunità dagli attacchi dei nemici A sx: Fedeli sikh in preghiera nel tempio di Castelfranco Emilia - Al centro Kulwinder Singh chiamato Kim, imprenditore edile. Vive a Castelfranco Emilia in provincia di Modena - A dx: Kim in preghiera nel tempio di Castelfranco Emilia Kim con la moglie Manjit Kaur e i figli Manwinder Kaur 12 anni, Tanwinder Kaur 9 anni, Navdeep Kaur 5 anni e Darpreet Singh 2 anni Kim con in braccio Darpreet Singh, il figlio ultimo nato La famiglia segue la preghiera della domenica anche nella Sangat television del Punjab collegata all’Harmandir Sahib, il Tempio D’oro di Amritsar la città santa dei sikh Fedeli sikh in preghiera nel tempio di Castelfranco Emilia Fedeli sikh in preghiera nel tempio di Castelfranco Emilia Fedeli sikh in preghiera nel tempio di Castelfranco Emilia Fedeli sikh in preghiera nel tempio di Castelfranco Emilia Sul sacro testo non deve appoggiarsi neppure una mosca Colazione dopo la preghiera del mattino con ciah (tè indiano) e focacce al posto del pane Si torna a casa dopo la celebrazione della domenica mattina Inizio della grande processione annuale per le strade di Castelfranco Emilia preceduto dai "Gatka", antiche arti marziali dei guerrieri sikh, nate per difendere la comunità dagli attacchi dei nemici Fedeli sikh posano davanti al “Paalki sahib” il carro, decorato con fiori freschi e profumato da incensi che trasporterà il sacro libro nella processione per le strade di Castelfranco Un gruppo di donne pronte per spazzare le strade dove passerà la processione La processione con i fedeli e i "Sevadaar" i volontari del lavoro comunitario nel tempio A sx: Fedeli sikh posano davanti al “Paalki sahib” il carro, decorato con fiori freschi e profumato da incensi che trasporterà il sacro libro nella processione per le strade di Castelfranco - Al centro e dx: La processione con i fedeli e i "Sevadaar" i volontari del lavoro comunitario nel tempio La processione con i fedeli e i "Sevadaar" i volontari del lavoro comunitario nel tempio A sx: un manifesto che rappresenta il grande tempio "Shri Anandpur Sahib" nel Punjab dove è nata la religione sikh - Al centro e dx: Icone di venerati Guru sikh Gli indiani sikh combatterono contro il nazismo in Italia durante la seconda guerra mondiale. Molti di loro sono sepolti nei 26 cimiteri di guerra nel centro e nord Italia. Anche nella prima guerra mondiale ombatterono contro l’Austria Gli indiani sikh combatterono contro il nazismo in Italia durante la seconda guerra mondiale. Molti di loro sono sepolti nei 26 cimiteri di guerra nel centro e nord Italia. Anche nella prima guerra mondiale ombatterono contro l’Austria

Kim l’indiano sikh che non si arrende mai



Kulwinder Singh, 38 anni, indiano sikh è  un vero figlio del Panjab, “la terra dei cinque fiumi”, regione dell’India che confina con Pakistan, Kashmir e le regioni di Haryana e Rajasthan. L’agricoltura occupa il 70% della popolazione. L’immensa produzione agricola ha reso il Panjab autosufficiente per il fabbisogno alimentare diventando anche fornitore di latte per tutta l’India.

 

Kulwinder Singh, quattro figli, da cinque anni abita a Castelfranco Emilia in provincia di Modena. Kim, come tutti chiamano, dopo il diploma di elettrotecnica trova subito lavoro a casa sua. S’impegna molto ma viene sfruttato e questo, per un sikh come lui, è insopportabile. A 22 anni lascia la sua terra. Trova lavoro come lavapiatti in Germania.

 

Ha tante capacità di lavoro e una grande forza fisica. Tutta energia sprecata per lavare piatti. Decide allora di tentare la fortuna in Italia. A Bologna la sua vita comincia a cambiare. Trova lavoro come muratore. Gli basta poco per capire che nell’ambiente se sei affidabile il lavoro non manca mai. Saluta i compagni del cantiere e finalmente diventa il padrone della sua vita.  Era vero, il lavoro non gli manca mai. Collabora con artigiani, imprenditori, architetti, enti. In pochi anni la sua azienda ha una forza di 18 dipendenti. Indiani, pachistani e italiani lavorano insieme senza problemi.

 

Commette però un grosso errore, si fida delle persone, di una stretta di mano che per un sikh è come un giuramento. Gli capita che per incassare le fatture deve rivolgersi all’avvocato. Poi il crack. Un’azienda a cui aveva prestato la sua opera fidandosi e anticipando tutte le spese, fallisce. I costi ricadono tutti su di lui. E’ costretto a licenziare i suoi ragazzi. Si ritrova da solo nel cantiere con banche e avvocati che mandano ultimatum.

Kim non si spaventa è un indiano sikh. Riesce a pagare tutti i debiti e ripartire di nuovo. Ora quando fa i contratti non si fida più di una stretta di mano.

 

“Grazie al Signore adesso non mi manca nulla –assicura Kim -. Ho lavoro, moglie, quattro figli e anche i miei genitori qui a Castelfranco dove ci troviamo benissimo. La mia è una giornata lunga. Comincia all’una e mezza di notte con le preghiere del mattino e dopo colazione, una giornata di lavoro nel mio cantiere a Bologna”.

 

Kim, però non pensa solo al lavoro e alla famiglia. Nel modenese vivono altri sikh che lavorano nelle stalle, nei caseifici, in fabbrica e nei ristoranti.

Per evitare il loro isolamento, con altri connazionali hanno comprato, senza chiedere un euro alle istituzioni, un grande capannone e creato un Gurudwara, il tempio dove ogni domenica pregare davanti all’altare dove è esposto il “Guru Granth Sahib ji”, il testo sacro dei sikh, che contiene le indicazioni dei dieci Guru del Sikkismo. Anche il tempio di Castelfranco.cpme tutti i tempi sikh nel mondo, ha quattro ingressi per manifestare che tutti possono entrare a pregare.

 

“In Italia c’è poca conoscenza delle culture degli altri paesi – continua Kim -. E’ successo persino che un pullman di fedeli sikh in pellegrinaggio con l’immagine di un nostro Guru appeso al finestrino venisse scambiato per un gruppo di terroristi che inneggiavano a Bin Laden. Fermati dalla polizia, sono stati bloccati per ore, perquisiti e identificati fino a quando, capito l’errore, dopo mille scuse hanno potuto proseguire il pellegrinaggio.

 

E’ proprio per far conoscere la nostra cultura che ogni anno organizziamo una grande festa religiosa con processione lungo le strade di Castelfranco. Molti sono sorpresi quando scoprono che tra le religioni monoteiste c’è anche la nostra, fondata nel 1469 dal Guru Nanak Dev ji che, oltre ad affermare l’esistenza di un solo ed unico Dio, invita i fedeli a lottare contro le caste, le discriminazioni verso le donne, l’ingiustizia sociale e di esercitare umiltà, gentilezza, compassione e amore per tutti”.

 

Il decimo Guru Gobind Singh ji, stabilì che ogni maschio dopo il suo nome dovesse aggiungere Singh, leone e le femmine Kaur, principessa, evitare fumo, droghe, alcolici e rapporti sessuali fuori dal matrimonio. Regole e prescrizioni che hanno formano il carattere forte e la determinazione dei sikh.

 

“Anche qui in Italia siamo sempre informati su quello che succede nel mondo grazie alle televisioni satellitari e internet – dice ancora Kim -. Io guardavo molto i Tg italiani ma ultimamente ho rallentato, mostrano un’Italia poverina che non sa dove andare, avvolta da stupri, delitti, violenze, con mamme e papà che buttano i figli dalla finestra. Peccato perché così creano un clima di paura, angoscia e mostrano un’Italia che proprio non esiste”.

 

 


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