TESTO DI

Alessandro Maresca

Fonti energetiche “pulite”: un’utopia?



Le prossime generazioni dovranno recuperare il tempo perso finora. Il sogno inascoltato di Nikola Tesla

Nessuno si è mai domandato come sia possibile che l’uomo non abbia ancora trovato il sistema di sostituire l’energia atomica “sporca” (quella per fissione) e il petrolio con fonti pulite e rinnovabili?

E’ vero, ultimamente si sta puntando molto sulle auto elettriche, ma queste non rappresentano assolutamente una soluzione al problema dell’inquinamento. Certo, le auto elettriche, circolando nei centri storici evitano di inquinarli con i gas di scarico, ma se l’energia elettrica che le muove è stata prodotta da qualche parte con uso di petrolio o energia atomica, si è solo delocalizzato l’inquinamento. Un concetto fortemente sostenuto anche da Sergio Marchionne, che comunque non frenava gli studi su veicoli con motori non inquinanti.

Le fonti energetiche pulite, purtroppo, come quelle solari o eoliche, non si stanno diffondendo troppo, anche perché il rendimento risulta basso a fronte di elevati investimenti. Altre fonti energetiche, come quella idroelettrica o quella delle maree, sono limitate sul territorio e comunque poco sfruttate. Lo stesso si può dire dell’energia geotermica.

D’altra parte studi e investimenti su questi settori sono molto limitati rispetto, ad esempio, a quelli fatti in campo militare.

Certo, in un contesto in cui un uomo che ha in mano le sorti del mondo, come Donald Trump, che non dà nessuna importanza ai problemi relativi all’inquinamento e al cambiamento climatico e che cerca di mettere in ridicolo una ragazzina ecologista, la sia pure “strumentalizzata” Greta Turnberg, chiamandola “profeta di sventure”, le speranze che qualcosa possa cambiare sono veramente modeste...

Sicuramente aveva ragione Nikola Tesla quando scriveva che “La scienza non è altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell’umanità” ...

Nonostante Nikola Tesla avesse scoperto i raggi cosmici, inventato l’elettromagnetismo, il motore elettrico a corrente alternata e il radiocomando, avesse costruito la prima centrale idroelettrica al mondo alle cascate del Niagara e lavorato al sogno dell’energia libera e gratuita per tutti, morì povero e in solitudine a New York a 86 anni...

Forse un po’ troppo in anticipo sui tempi, Tesla non fu mai capito; anzi fu spesso osteggiato dal sistema e dalle lobby dei banchieri che finanziavano e sostenevano le grosse imprese tradizionali.

Adesso però, a Milano, una mostra (organizzata da Venice Exhibition in collaborazione con il Nikola Tesla museum di Belgrado, attualmente chiusa per le norme sul Coronavirus, ma che sarà auspicabilmente prorogata oltre fine marzo) ci conduce alla scoperta di un uomo che già 150 anni fa incarnava la risposta ai grandi temi scientifici, economici e ambientali moderni.

Nikola Tesla teorizzava l’energia libera contro i rischi dello sfruttamento intensivo delle risorse naturali; arrivò a un passo dal garantire un accesso sostenibile a energie rinnovabili illimitate e sempre sostenne la necessità di un rapporto virtuoso tra l’innovazione tecnologica e l’essere umano, affermando l’insostituibilità dell’introspezione, della cultura e degli ideali umanistici da affiancare alla tecnologia. Nella profonda convinzione che uomo, energia ed elementi naturali siano soltanto un unico corpo così come l’uomo è luce e ombra, pregi e difetti, successi e fallimenti, corpo e anima.

Forse era solo un pazzo? Chissà, ma almeno lui ci aveva provato...

Negli ultimi tempi la natura sta dando segnali veramente preoccupanti: ghiacci che si sciolgono con coste inondate e isole che scompaiono, incendi che mettono a rischio interi continenti (come l’Australia), repentine e incontrollabili variazioni climatiche che mettono a rischio non solo l’agricoltura e l’ambiente ma anche la nostra stessa esistenza… E intanto che si fa? Magari viene istituita qualche tassa nuova come la plastic tax, che alla fine porta solo a un aumento dei costi (pagati dal consumatore) ma nessun effetto sull’ambiente.

E’ chiaro, ma non vogliamo fare i complottisti, che finché ci saranno interessi forti e non scalfibili sull’impiego delle energie tradizionali, in mano a pochi, tutte le energie alternative non potranno crescere più di tanto.

Finché continueremo a utilizzare le bottiglie di plastica (è troppo complicato e costoso gestire i resi in vetro!) e ad acquistare al supermercato alimenti confezionati con una esagerata quantità di plastica, a usare cialde in plastica per fare il caffè (è troppo faticoso riempire una macchina da caffé col cucchiaino!), a impiegare serbatoi in plastica non riutilizzabili per l’inchiostro delle stampanti (ricaricarli o trovare un sistema di diverso per la gestione della ricarica non è economico!), a buttare via spazzolini interi senza cambiare solo la testina (come si fa da diversi anni in Germania), a incenerire la spazzatura senza sfruttare questo processo a fini energetici… (ma l’elenco è molto più lungo e ognuno di voi ci può aggiungere quello che la propria sensibilità gli segnala), è molto difficile che la situazione possa cambiare.

Se ci pensiamo bene, quando mai è stato fatto un piano energetico serio, che prevedesse finanziamenti per sviluppare fonti energetiche alternative veramente rinnovabili? I fondi pubblici sono sempre (o quasi sempre) andati a coprire ricerche per migliorare e rendere più efficiente l’uso delle fonti energetiche tradizionali (almeno quello…), ma su quelle alternative, di cui tanto si parla (ma si parla solo…), gli stanziamenti sono stati sempre modesti. Tengo a precisare che di questo non possiamo dare colpa esclusivamente ai nostri legislatori che, ovviamente, tendono a premiare i settori che conoscono meglio.

Non esiste infatti (o esiste solo sulla carta) una seria e competente commissione scientifica che si occupi di investigare le fonti alternative e operare una loro divulgazione e promozione presso la popolazione così come gli organi legislativi, che così possono prenderle in considerazione e finanziarne lo sviluppo laddove queste possono portare un effettivo beneficio all’umanità. Ma sì sa, l’onestà intellettuale rischia spesso di essere travolta dal vortice dell’economia e della finanza.

Quindi? Purtroppo i nostri figli e i nostri nipoti dovranno rimboccarsi le maniche per riportare il mondo in condizioni migliori e più vivibili (io sono fiducioso su questo) recuperando il tempo che stiamo drammaticamente perdendo in questo momento. Una cosa è certa: non ci ringrazieranno sicuramente per l’eredità che avremo lasciato loro...

 

 


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