TESTO E FOTO DI

Giuseppe Di Paolo

L’arte applicata, tra vita e pubblicità



Per abbellire il proprio ambiente e le attività umane, l’offerta delle forme artistiche non è mai stata così ricca come nell’ultimo secolo. La mostra di arti figurative alla Fondazione Cirulli, fino al 17 maggio 2020

L’affermarsi di nuovi materiali (dall’acciaio, al calcestruzzo, alla celluloide) e di nuove tecnologie (dalla meccanica alla fotografia) ha fatto del Novecento il secolo che ha rivoluzionato modi di vivere e di sentire, modificando profondamente anche le arti visive. Se queste per secoli si sono mosse lungo l’alveo di un fiume ben delimitato nelle sue sponde, nel secolo appena trascorso si sono aperte in un delta ramificato di tecniche, espressioni e soggetti completamente nuovi.

Secondo l’etologo Desmond Morris (La scimmia artistica, Rizzoli 2014) si tratta dell’evoluzione di una tendenza iniziata addirittura nel Seicento, quando la fine di una committenza a senso unico da parte della Chiesa e delle Corti ha portato all’affermarsi di una nuova committenza, inizialmente borghese, poi evoluta in collezionisti privati e gallerie d’arte, che ha portato soggetti nuovi nelle arti: la ritrattistica, le nature morte, le tavole imbandite, i paesaggi per abbellire le pareti di dimore borghesi sempre più eleganti.

La svolta decisiva, secondo Morris, arriva con la fotografia, tecnica in grado di riprodurre il reale con più attinenza della pittura. Gli artisti, liberi dal compito di testimoniare il mondo attorno a loro, ricercano nuovi modi espressivi, che scompongono e ricompongono la realtà, uomo compreso, nelle forme più inaspettate. I colori spesso perdono le loro sfumature e diventano netti, a partire dai colori primari, rosso, giallo e blu. Appaiono i soggetti più disparati, con le macchine e la velocità (i futuristi insegnano) che prendono spesso il centro della scena. Contemporaneamente la fotografia si eleva essa stessa ad arte (ritratti, paesaggi, cronaca), mentre le potenzialità riproduttive della litografia, la stampa di poster, i manifesti, i libri illustrati, aumentano la fruibilità dell’arte, arrivando ad un pubblico sempre più vasto.

I soggetti artistici sono i più diversi: si va dalla riproduzione su grandi tele di fumetti (Topolino) di Roy Lichtenstein, alla elaborazione di arte commerciale (etichette di prodotti alimentari, poster, pubblicità), di Andy Warhol. “Una delle espressioni artistiche onnipresente nella nostra epoca – scrive Desmond Morris – è quella commerciale, finalizzata a promuovere la vendita di un prodotto o servizio. Il nostro mondo è pieno di designer che lavorano dietro le quinte per rendere le merci visivamente più attraenti in modo da sbaragliare la concorrenza (arredamento, elettrodomestici, abbigliamento alimentari, pubblicazioni, mezzi di trasporto, edilizia)”.

Il caleidoscopio espressivo delle arti visive del Novecento è diventato l’oggetto della ricerca del collezionista Massimo Cirulli, che fin dagli anni Ottanta del secolo scorso, ha “scavato” (ci sembra il termine giusto) negli archivi e nei magazzini di aziende e di privati alla ricerca delle molteplici realizzazioni artistiche del made in Italy. Cirulli ha messo insieme un archivio di 200 mila pezzi e con la moglie ha dato vita alla fondazione Massimo e Sonia Cirulli dotandola di una sede espositiva che già di per se stessa costituisce un importante recupero di una pregevole opera del design italiano. A San Lazzaro, comune alle porte di Bologna, lungo la via Emilia, ha salvato da un ingrato destino (sembra dovesse diventare un parcheggio) l’ex fabbrica di design di Dino Gavina, progettata nel 1960 dagli architetti e designer Achille e Pier Giacomo Castiglioni.

Nei locali, mantenuti sostanzialmente nel loro assetto originario, è stata allestita la rassegna «L’archivio animato. Lavori in corso», che attraverso l’esposizione di arti figurative, design industriale, pubblicità, locandine, fotografia, immagini della televisione, tessuti e riviste, cerca, se non di ricondurre ad unità, quanto meno di dare uno sguardo globale al delta in cui si è suddivisa il fiume dell’arte e della comunicazione visiva nel secolo scorso, attraverso l’esposizione di opere di creativi italiani.

Realizzata con la consulenza e supervisione di Jeffrey Schnapp, fondatore e direttore del MetaLAB dell’Università di Harvard, la rassegna è costituita da 200 opere suddivise in 19 sezioni, che colgono vari momenti della vita del XX secolo, dal futurismo al boom economico attraverso non solo quadri e sculture, ma anche disegni, fotografie, manifesti, tessuti, riviste d’epoca, carte decorate e gadget.

Accanto ad opere di Munari e di Balla o alla pubblicità creata da Xanthi Schawinsky per Olivetti, è possibile ammirare anche carte decorate per avvolgere prodotti come i panettoni, finemente cesellate da anonimi artisti, o lo sviluppo grafico di un copertone d’automobile, il cui spaccato a colori sembra un quadro astratto. Se i manifesti pubblicitari di aperitivi e automobili colpiscono per la loro geometria, organizzata con cura ed equilibrio e sottolineata con colori brillanti, sorprendono invece per la loro freschezza i gadget/giocattolo di prodotti alimentari destinati prevalentemente ai bambini.

«L’archivio animato. Lavori in corso» rimarrà aperta fino al 17 maggio ed è una esposizione che evidenzia come l’uomo moderno sia attorniato costantemente da immagini frutto di design (pensiamo solo ai mega manifesti o alle vetrine sfolgoranti nelle nostre città), che difficilmente vengono colti per i loro aspetti artistici. Visti però in un riquadro, appesi magari ad una parete di uno spazio espositivo acquistano un sapore ed una prospettiva nuova. Per chiudere con una citazione ancora una volta di Desmond Morris, “il designer ci ricorda come dentro ogni artista commerciale si nasconda un artista puro che lotta per venire allo scoperto”.

 

 

 


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