TESTO DI

Paolo del Mela

FOTO DI

Redazione

“ Io lavoro al bar di un albergo ad ore…….”



Già, Herbert Pagani chi se lo ricordava più. Eppure l’altro ieri, mentre in auto mi accingevo a districarmi nel traffico di Bologna, ho riascoltato, mandata in onda da una delle tante emittenti che ti distraggono un po’,  la sua canzone più bella. Erano gli anni settanta, già pieni di cantautori, ma lui si distinse subito alla prima. Chissà poi perché quella canzone mi ha così colpito e perché mi è ancora tornata in mente proprio in questo momento. Adesso che sono qui tranquillo, aspettando l’ora di cena mentre fuori una sera di silenzio estivo acquieta piano piano i rumori. Anche perché questa non è stata una canzone “tormentone”, ripetitiva ma,  forse, una poesia messa in musica soffusa di realtà.

Nella mesta solitudine che ti trasmette il  motivo, il lavoro umile in un ambiente squallido, circondato da volti anonimi, coppie  tutte uguali le chiama, che arrivano e che partono senza lasciare alcunchè ………, appaiono un mattino, come da una nuvola, due giovani un ragazzo e una ragazza, con le facce pulite, bene educati , un po’ timidi, che gli chiedono  una stanza.

Sono diversi, non è la solita coppia furtiva, il loro amore è autentico, disinteressato, accidenti si vede da lontano, e lui contento di poter soddisfare la loro intimità gli fa vedere la stanza, la numero tre,” la meno schifosa che c’è.”

Gli ha messo nel letto le lenzuola più nuove e poi , consegnata la chiave, ha chiuso la porta , crediamo contento di aver finalmente fatto qualcosa di bello. Eppure quei visi puliti portavano già scritto sul volto il loro destino. Deciso d’impulso, nella certezza quasi innocente di una vita senza domani. Niente più corse sui prati, risate, telefonate furtive, ma un muro invalicabile che , anche stando insieme ed amandosi, non avrebbero mai potuto superare.

La canzone non ci fa capire il motivo del gesto, ma al mattino due corpi freddi rinvenuti vicini nel letto sono l’epilogo di una storia inaspettata. Morire a vent’anni…. E poi proprio qui.

Lontano dalle parole, dal clamore, nel silenzio della notte interrotto solo dal “clan clan” del tram che avverte di essere arrivato al capolinea…

Non ci saranno fiori nè lacrime, ma forse un arido trafiletto di cronaca ; “ieri notte due ragazzi si sono tolti la vita ….”

Un tema delicato, Herbert  la canta quasi sussurrando, quasi temesse di disturbare quei due, quelli che l’ultimo viaggio lo han fatto da soli. 

 

 


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